Quando sul nostro gruppo di discussione su Facebook si sfiora l'argomento "Origini degli Etruschi", è altamente probabile che tutto finisca in rissa. Magari non sarà una rissa da osteria, o con morti e feriti, ma poco ci manca.
Addirittura l'ultima volta che abbiamo riproposto la "Tesi Erodotea", riveduta in chiave di migrazione Caucasico Tirrenica, con il contributo importante di amici come Leonardo Gherardini, Alessandro Faggiani, Flavia Schiavoni, Paolo Melissi, Alberto Simoni, e Cecilia Marchese, oltre agli interventi del fondatore Fabrizio Baldi, c'è stato chi l'ha buttata in politica, definendo come una sorta di "traditori di patria" o "esterofili antinazionali" i sostenitori di questa teoria. Cosa ovviamente ridicola.
L'accusa che viene mossa parte già col piede sbagliato.
Chi muove critica feroce spesso ci dice che "gli Etruschi sono italici, e non provengono da altre parti".
Ovvio, e chi ha mai detto il contrario?
Gli Etruschi, il Popolo Etrusco, fondatore di Tarch'na, Caisra, Vei, Velche, Velz'na, Pherus'na, etc.. è assolutamente ed indiscutibilmente Italico.
Essi compaiono sulla scena della Storia d'Italia a partire dal XI sec. A.C.
Quello "che viene da fuori", semmai, è la componente dei Tirreni. Componente culturalmente e linguisticamente dominante, anche se l'aspetto linguistico va chiarito, ed è una componente. Non è il Popolo Etrusco. I Ras'na sono un prodotto italico, ed in questo senso sono "autoctoni". Nel senso che "auto" indica l'essersi formati nel luogo in cui qualche secolo prima era giunta una parte di loro. La costa davanti ai Monti della Tolfa, lungo la valle del Mignone. In un'area delimitata dal Tevere a sud (o dall'Arrone per delimitare più precisamente ) ed il Marta/LARTHE a nord. Da li intorno al X sec. A.C. si espandono in tutte le direzioni, privilegiando la direttrice settentrionale per cui fonderanno dalle primitive Tarch'na e Caisra gli abitati di Velche a nord, di Phlera, e Surina, fino a giungere ai domini dei Falischi. E proseguendo poi nell'entroterra fondando Velz'na, Clevsi, Pherus'na. A sud fondano Vei, e qui apriamo una parentesi.
Abbiamo una ipotesi che accenniamo su Ardea dei Rutuli. Infatti Virgilio nell'Eneide ci parla di Re Turno dei Rutuli, come di un Etrusco. Allora abbiamo ipotizzato che Ardea possa essere una latinizzazione di un toponimo Etrusco ARNTHEA (L) o dal momento che gli abitanti sono detti Ardea-tini come i Rea-tini, forse potremmo proporre ARNTHEATHI dal nome proprio ARNTH, la cui radice ARN- (diffusa negli idronimi, come Arno ed Arrone) sembra produrre in analogia a LAR- per mezzo della particella -TH di "agente attivo" il nome ARN-TH come "colui che fa ARN".
Tornando alla descrizione della espansione etrusca. Essi poi muovono verso sud fino al Cilento, ed alla costa adriatica in area Gargano Molisana (ce lo dice Pittau), e soprattutto, si muovono sempre più a nord, prima fondando varie città nella Pianura Padana, poi arrivano in Rezia, grossomodo Cantone Grigioni e Tirolo (la cui radice Tir- è molto sospetta) fino alle terre che oggi sono nella Baviera, Slovenia, e persino Ungheria (e questo spiegherebbe la minima presenza di corrispondenza tra alcuni sostantivi arcaici magiari e la lingua etrusca, che per Alinei, a nostro avviso assolutamente fuori strada, è la base del moderno unghese).
Città come THVRICVM (Zurigo), HVTHINE (Udine, di cui abbiamo già parlato ), hanno toponimi interessanti, per quanto "ai confini del mondo etrusco".
Questo popolo, nasce da un incontro tra i Tursha, come li chiamano gli Egizi, quando li includono nella Lista dei Popoli del Mare, che seguendo il mito Virgiliano di Enea, approdano sulle coste Laziali, e seguendo il mito di Tar'ch o Tarconte, trasferiscono il loro sapere alle genti forse Ligures dei Monti della Tolfa.
E che siano Ligures, anche se Erodoto li chiama Umbri, ce lo fa sospettare qualche toponimo, come Luni sul Mignone, pretirrenica, oppure il fatto che i monti attorno al lago di Bracciano sono detti Sabatini, ed Anguillara è detta Sabazia. I Sabatii erano la tribù Ligure che da il nome a Savona tanto per intenderci.
Si incontrano, si scontrano. Si sovrappongono. Si mescolano e si fondono. Forse sono i montanari Tolfetani Villanoviani o Ligures che scendono alla costa vedendo dei villaggi di Tirreni. O forse i Tirreni, che muovono nell'entroterra li incontrano. Gli Etruschi nascono li. In quella fascia costiera.
Tra l'altro è interessante anche il toponimo Tolfa. Ha la radice TUL- che vuol dire confine in Etrusco. Forse ad indicare che quei monti furono il primo confine, tra Ligures e Tirreni.
Ma ribadiamolo. Da quel momento inizia, li, sotto la Tolfa, la Storia Etrusca. Prima erano Ligures o Villanoviani da una parte, Tirreni da un'altra. Che poi la parola Tirreno diventi per estensione Etrusco, è un'altra cosa. Così come nel medioevo per i Franchi della nascente nazione di Francia, gli italiani, le genti sotto le alpi erano Lombardi. Una componente diventa un modo semplificato di descrizione di un intero popolo.
Gli Etruschi nascono nella costa davanti ai Monti della Tolfa. La maggior parte di questa zona è nella provincia di Roma, una parte in provincia di Viterbo. Nel Lazio. In Italia.
Gli Etruschi sono Italici, "di madre" Ligure o Villanoviana, la componente è più materna, stanziale, agricola, e "padre" Tirrenico Anatolico o Caucasico, componente guerriera e migratoria.
Facciamo notare che paradossalmente popoli Italici più propriamente detti, sono totalmente allogeni. I Latini ed i Sabini ad esempio, sono molto meno "autoctoni" degli Etruschi. Infatti mentre gli Etruschi presentano almeno una loro componente di popolazione Villanoviana stanziale residente nella penisola da diverse migliaia di anni. E per i ligures l'area originaria spazia in tutta l'Europa meridionale, ne tratteremo in un apposito articolo, i Latini, i Sanniti, i Sabini, gli Oschi, sono Indoeuropei, quindi per intero provengono da molto più lontano dei Tirreni.
È curioso come ci si fissi sul pretendere gli etruschi presenti da sempre sul territorio nazionale e come questa cosa debba valere solo per loro.
Gli Etruschi sono Italici. Qui fondano le loro città. Qui creano l'alfabeto e strutturano la loro lingua. Qui creano la loro civiltà. E la loro Religione.
I Latini ad esempio molti dei loro Dei li mutuano da un Pantheon indoeuropeo comune, dove Urano è equivalente all'Indiano Varuna, che diventa Saturno Latino (anche se il teonimo è quasi certamente etrusco e legato alla città di Sutri vedremo come). Giove, Iovis, o Iuppiter (da Dius Pitar una forma arcaica indoeuropea per "Dio Padre") o Zeus per i greci è Dyaus Indiano. Eppure gli autoctonisti lo sanno e non si sognano di confutare questo.
Non si capisce il loro accanimento sulla paternità degli Etruschi.
Persino di un popolo che è il meno "autoctono" possibile, gli attuali abitanti degli Stati Uniti d'America, non abbiamo nulla da dire sul fatto che siano "genuinamente americani" e non britannici, o di altre etnie mondiali, se non di lontanissima origine.
Il tacchino o il Giorno del Ringraziamento o il Ketchup, i Mac Donald, pure se il fondatore è di origine scozzese, sono Americani, non ci sogneremmo mai di associarli all'Europa o all'Inghilterra.
Il Blog del Gruppo di Facebook "RASNA * Etruschi *Etrusket * Etruscans * Etrusker * Etrusques * Etruscos"
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sabato 6 agosto 2016
mercoledì 28 ottobre 2015
Sulla città di Sardi. Di Paolo Melissi
La città di Sardi fu chiamata così dai Lidi, ma precedentemente, per Angelo Di Mario, si chiamava Tarne ed era la capitale dei Tyrseni.
i Tirseni/ Tirreni invece vanno cercati nelle città di Tarhuntassa (*Tarhunsanna/ *Turhsanna > *Turhranna), di Dattassa (*Tarhtassa > *Tarhtanna), e di Tarne < *TA-rh-ru-n-ne < *TA-rhu-su-n-ne (diverrà Sardi, dopo che Tirseno fu scacciato dalla sorte; v. Erodoto), tutte riconducibili al dio hurrico TE-shub; divenuto in eteo TA-rhui, passò rotacizzato ad altre etnie, sotto la forma ampliata di TA-rhu-n-sa, TA-rhu-n-ta, Ta-rhu-n-za, *TA-r(hun)-ch(a)-(n-)na/ *Tarhchna > *Tar(h)chinnja > Tarquinia…; questo insieme va interpretato come ‘(città) di Tarhui’, ‘(citta) di Tarhunta’, ‘(città) di *Tarhtassa/ dei Dardani’, ‘(città) di Tarne’, ‘(città) di Tarchna > Tarquinia’, ‘di Tartesso’; e i rispettivi abitanti *Tarhuianni, *Tarhussenni > *Tirsenni/ *Tirrenni, *Tarhrunni e *Darthanni, con la -s-s > -sa / -n-n > -n anatolica.
il re dei Lidi (quindi già, ormai, vincitori e vinti venivano considerati UN SOLO POPOLO) divise in due parti (ossia, per capirci, vincitori/ Lidi e vinti/ Tirreni) l’intera popolazione e affidò al sorteggio (pilotato) di decidere quale dovesse restare e quale dovesse emigrare dal paese; alla parte cui sarebbe toccato restare assegnò se stesso come re (se no che vincitore sarebbe stato!) e a quella che sarebbe partita suo figlio (adottato dal popolo vinto, diverso per razza e lingua!), che aveva il nome di Tursenóu/Tirseno (proprio come uno dei Tirreni; gente sicuramente diversa, altrimenti avrebbero vinto se stessi!) I Lidi designati
dalla sorte a partire ((o, meglio, solo quelli chiamati Tursenoí/ Tirseni; o, al massimo, quelli designati, ed i ‘mescolati’; comprendendovi, credo, persino un nucleo di SAR-di della vecchia capitale Tarne < *Tarhunne ‘città del dio Tarhui’)), quelli a cui il sorteggio li costringeva ad emigrare scesero fino a Smirne (somiglia a un *Zymmy-s-ne), costruirono una flotta e su di essa caricarono quanto possedevano di valore: salparono poi alla
ricerca di una terra che procurasse loro i mezzi per vivere; oltrepassarono
numerosi paesi finché giunsero fra gli Umbri.
dalla sorte a partire ((o, meglio, solo quelli chiamati Tursenoí/ Tirseni; o, al massimo, quelli designati, ed i ‘mescolati’; comprendendovi, credo, persino un nucleo di SAR-di della vecchia capitale Tarne < *Tarhunne ‘città del dio Tarhui’)), quelli a cui il sorteggio li costringeva ad emigrare scesero fino a Smirne (somiglia a un *Zymmy-s-ne), costruirono una flotta e su di essa caricarono quanto possedevano di valore: salparono poi alla
ricerca di una terra che procurasse loro i mezzi per vivere; oltrepassarono
numerosi paesi finché giunsero fra gli Umbri.
domenica 22 aprile 2012
Pelasgi ed Illiri, e se fossero....
Quotidianamente sul Gruppo Rasna si formulano teorie più o meno interessanti od astruse su chi possano essere i Pelasgi. Se volete sapere cosa dice Wikipedia su di loro, basta cliccare qui, personalmente mi sono fatto una mia idea, partendo da alcune riflessioni fatte da vari amici sul gruppo, e su un ragionamento basato sul nome stesso "Pelasgo" che è greco. Molti discutono sulle origini di questi Pelasgi. Basandosi su questo piuttosto che su quest'altro storiografo. Robert Graves ne "I Miti Greci" dice che prima dell'arrivo degli Indoeuropei Elleni, le tribù dei Dori, degli Ioni, degli Eoli, nella penisola greca e nelle isole dell'Egeo vivevano questi "Pelasgi". Lui dice che erano un popolo matriarcale, ed arriva anche a delinearne tratti grotteschi, come il fatto che costoro non conoscessero la correlazione tra atto sessuale e concepimento, per cui ignoravano come la donna rimanesse incinta, e per giustificare la maternità si prodigassero nel formulare innumerevoli ipotesi, come la puntura di un insetto, il mangiare un frutto, o l'esposizione ad un certo vento ritenuto fecondatore. Questo avrebbe portato i "Pelasgi" secondo Graves a porsi la domanda "ma il maschio a cosa serve", ed a rispondere a questa domanda nel peggior modo possibile dal punto di vista del maschio ossia "il maschio serve per essere sacrificato agli Dei o alle Dee". Insomma quello Pelasgico secondo Graves era un incubo o una sorta di scenario da B movie dove queste femmine comandavano, sceglievano i maschi, in particolare la Regina sceglieva un "divino paredro", uno all'anno grossomodo. Poi dopo essersi scatenata lei e magari tutte le donne del villaggio con questo "fortunato stallone", veniva o scaraventato da una rupe (da cui Graves dice nasca il mito di Dedalo e Icaro), o castrato, o fatto a brandelli, a seconda dell'estro della regina del villaggio. Poi arrivarono gli Indoeuropei che spiegarono (immaginiamo noi non senza fatica) a cosa serviva l'uomo nell'atto del concepimento. E così dopo questa scoperta finalmente, ma non subito, i maschi ebbero vita meno travagliata.
Questo secondo Graves.
Ma ci sono una infinità di ipotesi su chi fossero. C'è chi sostiene che i Pelasgi altri non sono che gli Illiri (sui quali poi ci soffermeremo). C'è chi fa notare la somiglianza tra la parola Pelasgos e Peleset (uno dei Popoli del Mare) e che Peleset è simile a Palestina o Filistea per cui i Pelasgi forse sono i Cananei ovvero i Filistei che altri non sarebbero che i Fenici, le popolazioni che popolavano la Palestina prima del XIII sec. a.c.
Recentemente ci è stata portata a conoscenza un'altra teoria secondo la quale i Pelasgi sarebbero da mettere in relazione con gli Sciti e coi popoli delle steppe, e quindi potrebbero essere Turanici.
Ma chi avrà ragione?
Il fatto è che, questi Pelasgi sembrano essere ovunque in un'epoca preclassica.
Sono talmente diffusi che mi è venuto un sospetto.
Supponiamo che tra tremila anni, per colpa della perdita di informazioni dovuta al tempo, a calamità naturali varie, guerre, e quant'altro, ad un archeologo del futuro capiti di trovare un documento, magari parzialmente leggibile (forse un CD) in cui si parla di PIRATI magari nella versione inglese (PIRATES), magari solo accennandone.
Allora potrebbe accadere che un gruppo di esseri umani che avevano solo in comune una attività predatoria nei mari, possa essere scambiato per qualcos'altro.
Immaginiamo allora che questo archeologo abbia come informazione che dal XV secolo fino ad oltre il XI e XII sec. dell'Era Volgare vi fossero dei PIRATI che erano stabiliti nelle isole dell'America Centrale. Poi viene a scoprire che essi erano anche in Somalia e nell'Estremo Oriente.
Supponiamo che da queste informazioni egli giunga alla conclusione che un popolo chiamato PIRATI originario dell'America Centrale migra verso l'Africa e dopo un paio di secoli si trasferisce in Somalia e nell'Estremo Oriente a causa di migrazioni.
Immaginiamo ora che sempre in un lontano futuro, altri archeologi trovino dei documenti che parlino di MASSONI e di COMUNISTI, e che cercando di ricostruire da fonti frammentarie e confuse, arrivino alla conclusione che il popolo dei MASSONI, originario della Scozia, si diffuse poi in America, in Europa, ed in altri luoghi, che essi avessero una religione particolare ed adorassero un dio che usava il compasso. Analogamente il popolo dei COMUNISTI, sarà forse immaginato come originario dell'Europa Centrale, dove si manifesta per la prima volta nella seconda metà del XIX sec. e da qui "invade" tutto un territorio a cavallo tra Europa ed Asia settentrionale, oltre alla Cina ed ad altri territori limitrofi. Questa "popolazione" la cui lingua magari potrà anche essere rilevata, magari trovando qualche documento in cirillico in lingua russa, si dirà che si sarà spostata anche nel centro america (poco sopra i PIRATI) dove però magari fondendosi coi PIRATI stessi avrà cambiato alfabeto e fonetica (diventando spagnolo cubano).
Pensate questi poveri archeologi del lontano futuro in che pasticcio si troveranno!
Ho fatto degli esempi paradossali per far capire che a volte un espressione utilizzata in passato per designare una classe di uomini accomunati da uno stesso intento, di carattere banditesco come i "Pirati", o di carattere politico, come i "Comunisti" o i "Massoni", possono se non suffragati da sufficiente documentazione finire con l'essere confusi con una ETNIA!
Quindi la mia domanda è: "Chi ci dice che i Pelasgi fossero un gruppo etnico?".
Parto da una considerazione, come spesso faccio, di natura linguistico fonetica.
Sappiamo che la γ "Gamma" in Greco attualmente è un suono semivocalico (una Y simile al suono del francese "famiLLe" o del castigliano "paeLLa"), ma sembra che questa pronuncia non sia recente, ma piuttosto arcaica. Tra l'altro forse il fatto che nei Balcani la parola turca Bey venisse trascritta anche come Beg è indicativa di come la "g" fosse piuttosto incerta come consonante. Inoltre in lingua tedesca, che sappiamo essere molto conservativa di suoni fonetici delle lingue classiche, basti pensare che la "y" la pronunciano ü e questo pare fosse la pronuncia effettiva del greco classico della y-psilon, in finale di parola spesso ha come pronuncia per la g un suono aspirato simile al "Chi". Insomma in ogni caso ben diverso dal codificato suono duro della G che conosciamo.
Allora, prendiamo la parola in greco antico πελάγιος (trasl. "pelagios") che vuol dire "marittimo, del mare". Se è vero quanto detto sulla pronuncia della γ avremo che gli antichi greci dicevano pelayyos.
Prendiamo ora la parola PELASGO come scritta in greco classico: πελασγός (trasl. "pelasgos"). La sua pronuncia sarà stata verosimilmente pelasyos se non addirittura, fenomeno frequentissimo, con s che muta in un suono sh o simile alla "j" francese, quindi pelashios o pelajios. Mi concedete il dubbio che questa sia una variante dialettale di "marittimo" per designare un gruppo di popoli, di tribù, che si muovevano per mare e che gli Egizi chiamarono appunto Popoli del Mare? Essendo molti popoli, di varia natura e di varia provenienza, i Greci e gli Egizi non trovarono altro termine che quello di chiamarli per l'unica caratteristica che li accomunava, li vedevano sulle navi, li vedevano arrivare dal mare, li vedevano assaltare, depredare e poi andarsene (come i pirati di cui sopra). Quindi la mia tesi è che πελασγός è una deformazione di πελάγιος per indicare un ben specifico tipo di πελάγιος, ossia quelli che avevano un certo modus operandi.
Tra i πελασγόι vi erano come noto i TURSHA o TWRSH, che noi abbiamo già identificato come i Tirreni. Guardacaso i Greci parlano degli Etruschi come di Talassocrati, o di Pirati, insomma gente molto abile all'assalto da nave a nave.
Ed ora veniamo alla annosa questione degli ILLIRI. Anche questo più che un termine etnico sembra un termine socio-politico. Mi è stato detto da qualche amico albanese che la parola IL.LIR dovrebbe avere a che fare con "luce". Ma è anche vero che LIRI' in Albanese è Libertà, e sono molti gli amici albanesi che mi confermano che la parola ILLIR più che indicare "luce" che non ha gran che senso per designare un popolo, sia più che altro legata alla parola "libero", per indicare "gli uomini liberi". Quindi è verosimile che la grande differenza che si riscontra tra una tribù illirica ed un altra, sia linguisticamente che etnicamente, sia semplicemente dovuta al fatto che non erano una etnia ma semplicemente una "confederazione di popoli diversi tra loro accomunati da non avere alcuna forma di servitù nei confronti di nessuno". E guardacaso, diverso tempo dopo, nelle stesse terre degli "uomini liberi" arrivano invece dei popoli che con il loro etnonimo (questi si avere una certa omogeneità etnica) indicheranno lo SCHIAVO per definizione, tant'è che il termine latino per schiavo, ossia SERVVS diventerà SCLAVVS. Gli Slavi.
domenica 18 marzo 2012
Il nostro punto di vista sulle origini degli Etruschi
Il gruppo che abbiamo fondato su Facebook si avvia ormai al suo quinto anno di vita. Abbiamo letto e pubblicato migliaia di documenti. Alla fine, abbiamo maturato una nostra opinione.
Questo articolo è principalmente frutto delle ricerche attente, rigorose, precise e metodiche del carissimo amico Leonardo Gherardini, che si è rivelato un prezioso, indispensabile, e vorace ricercatore di fonti, documenti, prove, e in modo molto intelligente così come qualsiasi buon ricercatore sia professionista che amatore dovrebbe fare, ha orientato la sua indagine a tutto campo, senza preclusioni e pregiudizi.
Altrettanto importante è stato l'aiuto dell'amico Alessandro Faggiani, che ha messo a frutto proficuamente e frequentemente le sue doti di appassionato linguista permettendoci di valutare diverse epigrafi.
Non meno importanti sono stati i contributi di tanti altri esperti ed appassionati presenti nel Gruppo. Con questi amici abbiamo avuto scambi dialettici, confronti, talvolta scontri anche aspri, ma le critiche puntuali ci hanno dato lo stimolo giusto per trovare i percorsi più seri e la documentazione più credibile ed affidabile prima di emettere un verdetto che possiamo dire essere ormai consolidato.
E anche se siamo dei semplici dilettanti, non dimentichiamoci che proprio il dedicarsi senza alcun fine di lucro, e mossi dalla sola passione, è spesso e volentieri una garanzia di genuinità di intenti, e molto spesso ci sono dilettanti, autodidatti, che dedicano più tempo e volontà al proprio oggetto di interesse, di quanto non facciano taluni professionisti, che magari proprio perchè lo vedono come un lavoro, talvolta di ripiego, talvolta visto come costrizione, finiscono con metterci molto meno impegno ed impulso.
Non ci possiamo esimere dal muovere una critica ed una analisi cruda di come molto spesso, troppo spesso gli addetti ai lavori finiscano non solo per non svolgere quelle attività di accurata ricerca che tutti noi, poveri semplici curiosi auspichiamo, ma rischino persino di ostacolare quelle spontanee e perfettamente gratuite attività volontarie che si muovono alla sola ricerca della verità e della conoscenza.
Bene, dopo aver suscitato con questa premessa lo sdegno di quei cattedratici ed addetti ai lavori in malafede[1], possiamo esporre la teoria che è una conferma sostanziale di quel che Erodoto da Alicarnasso, coevo degli Etruschi, sosteneva.
Rammentiamo qual'era la sua opinione in merito alle origini del popolo Etrusco.
Come abbiamo avuto modo di scrivere in questo articolo Erodoto sosteneva che i Tirreni erano un gruppo di migranti di etnia Lidia, guidati da Tirreno, i quali afflitti da una carestia si sarebbero mossi dal loro territorio presso l'Anatolia e via mare avrebbero raggiunto le coste tra il fiume Marta ed il fiume Tevere. Lì si sarebbero fusi con gli Umbri per dare origine alla gente Etrusca. Di una migrazione dall'Anatolia verso le coste laziali parlerà secoli dopo anche l'etrusco Virgilio nell'Eneide, a proposito delle origini di Roma, e parlerà anche lui di Etruschi, e farà riferimento a nomi di personaggi Etruschi e di popoli di etnia Etrusca che si ritrovano in altre parti fuori dall'Italia.
La critica principale che si muove ad Erodoto è che i Lidii erano una popolazione indoeuropea discendente degli Ittiti.
Ma i Tirreni non sono indoeuropei, almeno dal punto di vista linguistico, quindi il racconto fu liquidato bellamente come frutto di fantasia.
Forse però Erodoto, da uomo del suo tempo, indicava con un termine attuale qualcosa del passato.
I Lidii erano una popolazione che era stabilita sulle coste occidentali dell'Anatolia dal VII sec. a.c. ed Erodoto scrive le sue Storie intorno al 450 a.c. ed era nativo di Alicarnasso, in territorio, alla sua epoca ellenizzato, ma un tempo appartenuto alla Lidia.
E' verosimile che Erodoto per indicare un popolo dell'Anatolia usasse un termine di uso comune alla sua epoca, ossia "Lidio". Nel medioevo un qualsiasi cittadino della penisola italica che si fosse recato in Francia sarebbe stato chiamato "lombardo". Un bizantino veniva chiamato "Romano", ed in pratica in ogni epoca esisteva una denominazione di uso comune e corrente che valeva al momento attuale. Perciò quanto dice Erodoto va contestualizzato.
Il nostro ragionamento è semplice. Erodoto ha detto una cosa corretta, ma usando un termine improprio, che fa riferimento ad un epoca relativamente recente. Mentre è plausibile pensare che la migrazione dei Tirreni fosse avvenuta ben prima del VII sec. a.c. momento a partire dal quale si comincia a parlare di Lidii in Anatolia.
Per lavorare seriamente sulle origini degli Etruschi ci siamo posti delle domande semplici. Spesso farsi domande semplici, può sembrare un gioco di parole, ma non è affatto semplice. La domanda più semplice possibile è questa: "Gli Etruschi sono uguali a tutti gli altri popoli dell'Italia preromana?". E la risposta che ci siamo dati è "no, non lo sono, non lo sono per cultura, non lo sono per usi e costumi, e soprattutto non lo sono per la lingua".
E la lingua Etrusca è stata a torto o a ragione per decenni considerata un enigma. Talmente complicato che come spesso succede in questi casi ha fatto fiorire tutta una fantasmagoria di pseudostudiosi, di personaggi stravaganti che hanno formulato ogni sorta di ipotesi, che potremmo definire fantastoriche, se non fantascientifiche. Se non addirittura dar luogo a fenomeni di appropriazione indebita storica per tirare acqua al mulino di nazionalismi e movimenti dalle finalità non propriamente limpide, magari basandosi su qualche caratteristica della lingua etrusca comune a lingue attuali [2].
E così di domanda semplice in domanda semplice, ce ne siamo fatti un altra. Partendo proprio dall'ABC, o meglio dall'alfabeto Etrusco. Ci è noto dagli studi di Cristofani, Pallottino, Facchetti, e dalle notizie riportate dai latini, quali fossero i suoni della lingua Etrusca. Naturalmente non abbiamo mai avuto il piacere nè potremmo averlo, di udire personalmente un Etrusco parlare, ma possono essere compiute delle estrapolazioni, delle simulazioni, che danno con un discreto margine di affidabilità l'idea del fonema.
Ci siamo chiesti se tra tutti i fonemi della lingua etrusca, ve ne fosse qualcuno che potevamo usare come "marcatore" o "marker".
In buona sostanza ci siamo detti, è possibile che tra i suoni che compongono la lingua Etrusca ve ne sia uno che appartenga al lessico Etrusco ma che non appartenga ad altre lingue italiche?
Abbiamo pensato anche riflettendo sulla gorgia toscana, che si dice essere retaggio dell'antica pronuncia Etrusca, se vi fosse un suono peculiare.
Tra i quattro suoni della gorgia, e tra tutti i fonemi etruschi, l'unico che non è presente nell'area italica è il suono Ph (fricativo bilabiale sordo) che veniva rappresentato in Etrusco dal simbolo
. Ci siamo quindi messi alla ricerca di un suono, di un fonema che esistesse in una lingua che avesse le seguenti caratteristiche:
- Struttura morfologica molto simile all'Etrusco, ossia lingua Ergativa, Agglutinante ad alto grado di sinteticità
- Che fosse in area Europea o Anatolica.
Dopo una accurata ricerca, focalizzandoci nell'area Anatolica, abbiamo trovato una lingua, Ergativa, Agglutinante, che aveva un suono molto simile a quello presente nella gorgia toscana.
Questa lingua è il Georgiano.
Il suono in questione è indicato nell'alfabeto Georgiano come "par" (occlusivo aspirato labiale) rappresentato nell'alfabeto georgiano col simbolo ფ
Naturalmente questo non era che un indizio flebile, per cui ci siamo solo limitati ad acquisirlo come elemento di suggestione.
Poi però, Leonardo ha fatto una scoperta straordinaria sugli Aplogruppi.
Come riportato nel link un Aplogruppo è "un insieme di aplotipi tra loro differenti, tutti però originati dallo stesso aplotipo ancestrale. Per questo, per quanto differenti, tutti gli aplotipi di un aplogruppo presentano mutazioni presenti nella forma ancestrale, più ulteriori polimorfismi che invece li rendono specifici e differenti tra di loro. Perciò sono molto utilizzati negli studi di evoluzione molecolare perché è possibile confermare un aplogruppo a partire da singoli aplotipi tramite test SNP."
Per non sprofondare in una serie di definizioni e sottodefinizioni diremo semplicemente, molto alla buona, in un modo che farà rabbrividire i genetisti, che un Aplogruppo è una sorta di "insieme di persone che hanno tra loro una qualche relazione di parentela". Insomma due persone che hanno lo stesso Aplogruppo hanno un antenato in comune.
Ebbene l'amico Gherardini mi sottopose questa mappa "genografica" in cui si presenta la distribuzione di frequenza dell'Aplogruppo G.
Discutiamo con un minimo di dettaglio questa mappa, perchè indubbiamente merita.
Esistono molti aplogruppi, ma tra tutti, il G2 ha una caratteristica, è molto circoscritto.
Quindi proviamo a fare un parallelo.
Immaginate una distribuzione di cognomi sul genere di quelle che potete ottenere magari utilizzando un motore di ricerca dei cognomi come questo famoso http://www.gens.info/italia/. Provate a fare una ricerca sulla distribuzione sul territorio nazionale del cognome Rossi. Potrete osservare un'esplosione vera e propria. Una distribuzione talmente uniforme e vasta che sarà praticamente impossibile risalire alla localizzazione, ovvero all'origine del cognome stesso. Provate invece con un cognome raro, molto meno diffuso, ad esempio, per fare una prova, quello di mia madre, Iubei. Ne troverete si e no una decina (il motore si basa sui dati pubblici degli elenchi telefonici), con concentrazioni prevalenti in Tuscia e nella provincia di Livorno. Quindi da un cognome raro si ottengono maggiori informazioni sull'origine geografica. O per voler essere più rigorosi, si ha una maggiore quantità di informazione in merito alla probabilità che l'origine di quel cognome sia attestata in un ben preciso territorio. Perchè ovviamente non possiamo escludere eventi "depistanti" come la scomparsa del cognome nel luogo d'origine e la conservazione in un successivo luogo di migrazione.
Bene la stessa cosa vale per gli Aplogruppi, per cui, minore è la popolosità di un certo Aplogruppo, maggiore è la probabilità di ottenere informazione circa la sua origine e le sue relazioni con altri gruppi etnici, tenuto conto dell'antichità dell'aplogruppo stesso.
Questo Aplogruppo G2 ha una serie di picchi di distribuzione, sono le aree in colore nero, caratterizzate da una presenza su 100 genotipi esaminati di un minimo di 20 fino a 40. Questo è un valore molto alto, perchè sempre per fare il parallelo coi cognomi sarebbe come se in un paese il 40% della popolazione avesse lo stesso cognome. E' quindi un carattere genetico dominante. Lo osserviamo come area di maggior superficie, nel Caucaso, in particolare nell'area occidentale, quella verso il Mar Nero, che si sovrappone quasi perfettamente con il territorio della Georgia (vi ricordate quello che dicevamo a proposito della lingua Georgiana? ), quindi osserviamo un picco in un'area circoscritta nel territorio tra la Crimea ed il Caucaso, sempre comunque riconducibile all'area Caucasica. Ed un'altrettanta prevalenza da 20 a 40% è presente solo ed esclusivamente in due altre regioni nel mondo. E sono, l'area sud occidentale della Corsica (quella che i Corsi indicano come Pomonte, al di sotto dello spartiacque del Monte Cinto), e l'area centrale della Sardegna.
Esistono poi delle aree a minore concentrazione di questo Aplogruppo, ma che comunque hanno un altissima importanza a dimostrazione della nostra tesi, anzi a quella di Erodoto.
Mi riferisco ad un'area nell'Anatolia, che ha una forma praticamente circolare. Ora se vi munite di una cartina storica come questa disponibile su Wikipedia, noterete che si sovrappone quasi perfettamente alla regione della Lidia (e della Caria), proprio quella regione di cui parla Erodoto come terra di partenza dei Tirreni.
Ma non finisce qui.
Osservate anche una vasta area ad alta concentrazione, diciamo pari all'area Lida, presente sull'arco alpino centrale, all'incirca in quello che fu il territorio occupato dai Reti, appunto un'altra popolazione che da sempre, gli storiografi Latini indicano essere di etnia Etrusca, e la toponomastica, ed anche gli studi di Pittau suffragano questa teoria.
Aggiungiamo che vi sono delle significative presenze di Aplogruppo G sia nell'area Tracica (ed esiste una teoria che vuole i Traci correlati con le popolazioni Caucasiche) che nell'area Iberica, e come dicevamo anche sul Gruppo Rasna, l'antico nome della Georgia era Iberia. Non si ha come ci aspetteremmo, una presenza dell'Aplogruppo G2 nell'area Vasconica, ove si parla una lingua agglutinante, nè in area Aquitana, ma in compenso abbiamo una concentrazione in area Valenciana e Lusitana settentrionale. Per questa anomalia di distribuzione possono essere entrati in gioco dei meccanismi di cui parleremo tra poco.
La più sorprendente ed emozionante di tutte le distribuzioni è indubbiamente quella che riguarda il territorio della nostra Penisola. Se guardate la massima distribuzione, essa va all'incirca dall'area della Lunigiana a nord ovest, fino all'area Tosco Romagnola, comprendendo Rimini, Cesena a nord est, quindi segue pressochè fedelmente il tracciato della sponda destra del Tevere (che era il confine naturale dell'Etruria) e si riamplia nell'area che è stata indicata da sempre come Etruria Campana, per giungere fino al Gargano. (Si tenga presente la tesi di Pittau sull'origine del nome di Isernia, da Aisarna, quindi nome Etrusco). A possibile conferma della penetrazione Etrusca in area Sannitica.
Per quale motivo c'è più Aplogruppo G2 in Sardegna centrale, in Corsica meridionale, nel Caucaso, nelle Alpi che furono popolate dai Reti, che non nell'area Etrusca, seppur ivi è presente una concentrazione uniformemente distribuita?
Erodoto dice che i Tirreni partono dalla Lidia, quindi, l'aplogruppo G2 non è degli Etruschi, bensì della componente Tirrenica. Anzi questa è una conferma che i Tirreni sono solo una parte dell'etnia RAS'NA. Poi c'è il substrato Umbro che per così dire ha diluito l'Aplogruppo.
Altrettanto spiegabile è il fenomeno della alta presenza in area Sardo Corsa. Tenuto conto che l'aplogruppo si è formato 30.000 anni fa. Esso si è fissato in un territorio (presumibilmente il Caucaso e l'area anatolica ed iranica settentrionale). Di qui sono avvenute delle migrazioni. L'area Caucasica è impervia, vi sono montagne alte fino a 5000 metri, e qui la mescolanza etnica è più difficile, quindi il G2 è rimasto più puro. Analogamente la Corsica pomontana e il Supramonte Sardo, sono aree talmente isolate che la prima ha sviluppato una lingua distinta dal resto della Corsica. E l'area centrale della Sardegna è la Barbagia, ovvero la Barbaricia, ove i Romani evitarono di penetrare, e grazie a questa difesa naturale è rimasta un'area con popolazione abbastanza isolata e dai tratti genetici originari, che sono quelli della Georgia.
Per le Alpi ove si insediarono i Reti, vale un discorso identico. Quelle valli erano ben protette e così la loro identità genetica si è preservata.
In conclusione:
Fin qui abbiamo portato a suffragio della nostra teoria quanto dice Erodoto, quanto emerge da un piccolo indizio fonetico, e soprattutto quanto emerge da un significativo marcatore genetico.
Ma c'è molto altro!
Ad esempio, cosa ci fanno una serie di bronzi di Urartu in una Tomba Etrusca?
La nostra teoria, che io ho esposto per sommi capi, e che sicuramente Leonardo potrà illustrare in maggior dettaglio, in pratica dice questo. I Tirreni di lingua agglutinante originano come cultura nell'area Caucasica, quindi intorno al 1500 a.c. muovono nell'area anatolica e contribuiscono a dare luogo alla cosiddetta civiltà Hurritica, e giungono fino alla Lidia (che non è ancora la Lidia però).
Da qui, all'epoca delle invasioni dei Popoli del Mare (che personalmente ritengo siano i misteriosi Pelasgoi di cui parlano i Greci, perchè reputo Pelasgos una variante dialettale di Pelagos, ossia mare), tra i Popoli del Mare abbiamo i Tursha (forse tra le altre cose fondatori di Troia), gli Shardana (fondatori di Sardi in Anatolia), ed altri popoli di aplogruppi differenti ad essi confederati.
Gli Shardana giungono alle coste di Corsica e Sardegna, mentre i loro "parenti" i Tursha secondo la lingua egizia o Tyrsenoi o Tyrrhenoi secondo le varianti dialettali elleniche arrivano nelle coste sopra il Tevere. E così comincia la Storia d'Etruria.
[1] quelli in buonafede invece apprezzeranno, così come ciascuno di noi, dilettanti di Etruscologia ed Archeologia farebbe se nelle nostre rispettive professioni ci imbattessimo in un talento al di là del titolo di cui si fregia.
[2] Molto attivi in questo senso sono i movimenti "turanici", e nell'ambito di questi, di cui abbiamo già parlato qui sono i movimenti nazionalisti pan-turchi. Essi tendono a sostenere che l'Etrusco è una sorta di lingua turca, e si spingono anche oltre arrivando a sostenere che lo è anche il latino.
sabato 28 gennaio 2012
Sulle Teorie riguardo le Origini del Popolo Etrusco (Terza Parte: Analisi comparativa tra le le tesi di Erodoto, Ellanico e Dionigi di Alicarnasso))
Le Teorie sulle Origini del Popolo Etrusco sono moltissime, come abbiamo detto, "Gli Etruschi hanno molto padri" o meglio molti ne rivendicano la paternità.
Ma la questione è annosa, ed si pone già mentre gli Etruschi erano civiltà viva e presente.
Seguiamo quanto viene detto da Mauro Cristofani nel celeberrimo suo "Dizionario Illustrato della Civiltà Etrusca", alla voce Origini [1].
Già il padre dell'Etnografia, Erodoto, nato ad Alicarnasso nel 484 a.c. [2] e vissuto nel periodo in cui gli Etruschi erano una potenza mediterranea, e quelli di Veio erano impegnati nelle battaglie contro i Romani, si pone la questione della loro origine.
Egli è estremamente preciso e certo della loro origine.
Nelle sue "Storie" (I, 94) sostiene non solo che essi sarebbero originari della Lidia in Asia Minore, ma indica anche il porto dal quale partirono, Smirne, le ragioni che li indussero a migrare, ossia una pesante carestia, i nomi dei loro comandanti, Tarconte (personaggio che ha lo stesso nome, in Etrusco TarX del mitico contadino che vide spuntare da un solco che stava tracciando il genio Tagete, "bambino anziano" che gli rivelò i misteri della Religione Etrusca e che fondò poi TarX'na Tarquinia) e Tirreno, figli di Telefo [3]. Essi avrebbero "oltrepassato molti popoli" ed alla fine sarebbero arrivati alle coste occidentali dell'Italia "presso gli Umbri".
Di questa teoria abbiamo frequentemente ed abbondantemente parlato. Abbiamo parecchi indizi a riguardo. Nomi di popoli come i Rutuli (guidati da Turno, residenti in Ardea e da Virgilio descritti come coloni Etruschi in terra Latina) che tornano nel Caucaso, fonemi che si riscontrano sia in Etrusco che in lingue Caucasiche agglutinanti ( anche se il fonema "par" sembra che sia simile alla pronuncia protoellenica, che però potrebbe essere a sua volta stata recepita dalle popolazioni preindoeuropee dell'Anatolia con cui gli Elleni potrebbero essere venuti a contatto nella loro migrazione da Oriente), e quant'altro. Per approfondimenti vi rimando agli articoli precedenti.
Ellanico di Lesbo [4] nato a Mitilene nel 490 a.c. e quindi contemporaneo di Erodoto, e che vive in un'isola che non dista molto da Lemno, né dalla costa dell'Asia Minore, sostiene invece che gli Etruschi sono Pelasgi che dal nord della Grecia si sarebbero spinti fin sulle coste dell'Italia.
Dionigi o Dionisio di Alicarnasso [5], nasce nella stessa località di Erodoto, ma 424 anni dopo, nel 60 a.c. quando ormai la Grecia è sotto la dominazione Romana, ed è contemporaneo di Virgilio.
Ai tempi di Dionigi "la moda è cambiata" a quanto pare, ed egli è il primo, o quantomeno il più famoso nell'antichità a sostenere la tesi dell'autoctonìa degli Etruschi. Egli sostiene che non c'è alcun nesso tra i Lidii, i Pelasgi e gli Etruschi, confutando quindi le due teorie precedenti. A lui dobbiamo la notizia che "gli Etruschi chiamano se stessi Rasènna" da cui abbiamo dedotto la presenza di una vocale nascosta in RAS'NA. Egli sostiene "che le informazioni le ha prese di prima mano da un Etrusco". E per carità, all'epoca in cui lui scrive o si documenta, presumibilmente dopo aver compiuto i vent'anni, diciamo intorno al 40 a.c., di Etruschi in giro ve n'erano ancora, però possiamo fare un efficace parallelo tra il momento in cui scrive Erodoto ed Ellanico ed il momento in cui scrive Dionigi per sapere quanto affidabili siano le informazioni prese dagli Etruschi del V sec. a.c. o da quelli del I sec. a.c.
Ormai da due secoli gli Etruschi sono cittadini Romani a tutti gli effetti. Ebbene immaginate di voler prendere delle informazioni sugli Aztechi. Avete due cronisti, uno del 1500, che è al seguito di Cortez nella spedizione contro Montezuma, ed uno nostro contemporaneo. Chi dei due vi darà informazioni più dettagliate sugli Aztechi? Attualmente ci sono dei discendenti degli Aztechi in Messico, ed attualmente ci sono lingue derivate dall'Azteco. Però un conto è documentarsi su un Popolo nel pieno della sua vitalità, ed un conto è documentarsi su un Popolo ormai da tempo assoggettato e de facto scomparso, presente solo come percentuale etnica in un determinato territorio. D'altra parte si potrà facilmente asserire che più passa il tempo più la ricerca progredisce per cui gli strumenti che aveva il cronista contemporaneo degli Aztechi sono inferiori a quelli del cronista "differito" del XXI sec. d.c. però possiamo dire che le conoscenze storiche dell'epoca di Dionigi e dell'epoca di Erodoto non fossero così dissimili, ma quest'ultimo ha avuto la fortuna di vivere all'epoca aurea del popolo su cui si è documentato.
Però ritornando ai tempi moderni, e volendo mettere sullo stesso livello le due tesi, la questione si può riassumere molto semplicemente in questo modo.
Gli etruschi parlano una lingua diversa dagli altri popoli italici, a cosa si deve questa diversità?
Abbiamo detto che:
Per Erodoto, gli Etruschi sono frutto della fusione dei Tirreni d'Anatolia con gli Umbri di Italia. Quindi prima c'erano gli Umbri, poi sono arrivati i Tirreni? Consecutio temporum: Umbri, Tirreni. I Tirreni si espandono a spese degli Umbri. Per Ellanico non sarebbero Tirreni ma Pelasgici comunque sempre Allogeni. E' curioso come i due autori siano vissuti praticamente nello stesso periodo, sono contemporanei della Civiltà Etrusca, quindi ci verrebbe in mente di pensare che hanno informazioni di prima mano da Etruschi vivi e vegeti.
Per Dionigi invece, gli Etruschi sono autòctoni. Allora la loro diversità si può spiegare solo in un modo, ossia che poi gli altri popoli italici, indoeuropei, sono giunti laddove vi era questo substrato di lingua agglutinante entro il quale è incluso il popolo Tirreno, ed allora il movimento è degli Umbri che invadono le terre dei Tirreni fino a confinarli nelle aree di lingua Etrusca.
A suffragio di quest'ultima tesi al di là delle considerazioni di Cristofani, ci sarebbe la presenza di aree di lingua agglutinante come i Paesi Baschi, la Finlandia, l'Ungheria. Questo ci fa pensare che esisteva in Europa una ampia fascia di popoli di lingua agglutinante, non indoeuropei, che partendo dalle pianure del Danubio passava per i Balcani, giungeva in Italia, e quindi passando per la Francia Meridionale (le aree dei Ligures), giungeva sino alla penisola iberica, fino a Tartesso. Per cui si spiegherebbe perchè a Tartesso si parla secondo gli antichi una lingua simile all'Etrusco, e perchè alle spalle di Tartesso c'è il Lagus Ligustinus (Lago Ligure appunto). Alcuni fanno notare che nell'Eneide i Troiani parlano di un "ritorno a casa", il che farebbe pensare ad una forte arcaicità delle popolazioni Etrusche. Ora sappiamo che i movimenti delle popolazioni Turaniche sono effettivamente molto arcaici, lingue agglutinanti si trovano nelle Americhe come abbiamo detto altrove proprio a seguito dei movimenti attraverso lo Stretto di Bering, che è stato possibile solo durante l'ultima glaciazione, ben 17000 anni fa. Allora proviamo ad immaginare questo. Popolazioni turaniche di lingua agglutinante si stanziano diciamo 10.000 anni fa nell'Europa Meridionale. Poi intorno al 1200 a.c. cominciano invece ad arrivare gli Indoeuropei, in particolare i Celti, i Germani, le popolazioni elleniche e le popolazioni italiche. Questi ultimi forse conoscono il ferro, e quindi sconfiggono ovunque i turanici che vengono mano mano retrocessi fino ai territori Vasconico Aquitani, a Tartesso, alla Pannonia, Alla Rezia, all'Etruria. Questo fenomeno di invasione in tempi recenti è attestato dalle invasioni dei Celti della pianura padana, le cui città hanno toponimi Etrusco Liguri, e dei Sanniti nell'Etruria Campana. Si parla del popolo pre indo europeo dei Sicani. Forse che questi Sicani erano di lingua agglutinante? Allora tra i Sicani vi erano i Tirreni che si fusero con gli Umbri stavolta invasori e non invasi? Questa è la pista alternativa, a mio avviso l'unica che può giustificare tanta diversità linguistica. Ma la questione è più aperta che mai.
[1] M. Cristofani, "Dizionario Illustrato della Civiltà Etrusca, pag 204, voce "Origini".
mercoledì 11 gennaio 2012
Sull'uso e sull'abuso della parola AUTOCTONIA.
Da Wikipedia [1] abbiamo che la parola "Autoctono" è sinonimo di "Indigeno". La definizione che viene data di indigeno è "quella popolazione la cui origine in quel particolare luogo risale alla preistoria". Tra l'altro vi fu chi sul gruppo si è anche risentito, nonostante propugnasse indefessamente la teoria dell'autoctonia del popolo Etrusco quando vi fu chi usò il sinonimo di "indigeno" considerando quest'ultima definizione offensiva. In realtà, la presunta "offensività" di questa parola, è semplicemente riconducibile al fatto che essa è spesso utilizzata per popolazioni che si trovano ad uno stadio precedente a quello occidentale, ossia uno stadio più primitivo dell'evoluzione tecnologica. Perciò ritenersi offesi dal concetto di "indigeno" è del tutto soggettivo visto che quelle popolazioni non percepiscono affatto il loro stato con disagio, a meno che qualcuno non glielo faccia pesare, ma qui ci avventureremmo in un discorso sociologico complesso ed evitiamo.
Torniamo al concetto più volte ostentato della presunta Autoctonia o Indigenità degli Etruschi. Questo concetto è di per sé piuttosto risibile. A rigor di logica, "qualcuno che sia sempre nello stesso luogo dalla preistoria" o da un tempo indefinito è un paradosso per quanto riguarda la natura stessa dell'essere umano.
Nessuna specie animale è "autoctona" strettamente parlando, nemmeno protozoi ed insetti, essi migrano, attualmente anche attraverso l'ausilio di mezzi dell'uomo, come navi ed aerei (si pensi ad alcune specie di insetti tropicali contaminanti), figuriamoci se è possibile classificare come autoctona una qualsiasi etnia attuale o remota!
Ma la "autoctonia" è applicabile con difficoltà persino alle specie vegetali, perchè sappiamo che esse attraverso venti, acqua, e uccelli, portano i loro semi ovunque.
Quindi alla fine forse le sole ad essere autoctone, sono le formazioni rocciose, moti delle placche tettoniche permettendo. C'è quindi un uso a dir poco improprio del termine autoctono. Ed allo stato attuale non esiste una sola etnia che possa essere con ragione essere definita come tale. Anzi, poichè si dice che la specie umana parte dalla Valle dell'Homo presso una remota area dell'Africa centro orientale, forse qualche tribù è possibile che discenda in linea diretta dai primi Homo Sapiens originatesi in quei luoghi, ma è poco probabile.
Chi sostiene le tesi sulla autoctonia di civiltà compie una palese forzatura. Gli Incas erano autoctoni? Le americhe sono state oggetto di migrazione certa attraverso lo Stretto di Bering durante l'ultima glaciazione, circa 17000 anni fa. Ma la presenza di una civiltà nell'isola di Pasqua o Rapa Nui ci fa pensare che è possibile anche che le americhe siano state raggiunte via mare molto prima di Colombo, non solo dai Vikinghi ma dal lato dell'Oceano Pacifico dagli intrepidi navigatori polinesiani. E prova di ciò ne sarebbe la profonda differenza grammatica e morfologica tra lingue precolombiane.
Vi sono lingue agglutinanti assimilabili alle turaniche asiatiche del ceppo mongolo, ma ci sono anche lingue non agglutinanti, che possono avere origine da un ceppo arrivato da altrove, non attraverso la lingua di ghiaccio che riunì Asia ed America attraverso le Isole Diomede.
Sappiamo ormai con certezza che l'essere umano nasce nomade, e a differenza di certe teorie classiche che volevano la fase nomade come fase meno evoluta e il passaggio alla fase stanziale ed alla costruzione delle prime città come un passo in avanti, recenti studi hanno provato che l'uomo finchè ha potuto è rimasto nomade con immenso beneficio. Infatti gli scheletri rinvenuti dei gruppi nomadi mostrano una struttura ossea più solida, che si nutrivano meglio, e vivevano decisamente più a lungo!
Il passaggio alla stanzialità è divenuto necessario quando questi gruppi tribali sono diventati talmente numerosi che la selvaggina non bastava più per tutti. Così è nato l'uomo stanziale, ha "messo le tende" che poi sono diventate capanne, o palafitte o costruzioni in pietra, ed è nata l'agricoltura.
Ma non appena poteva anche quest'uomo stanziale, o per via di terra o per via di mare, si muoveva, sempre, creando colonie, curioso di vedere altre terre, magari più vivibili. Persino recenti campagne pubblicitarie fanno leva sul fatto che "le specie animali migrano e l'uomo è tra queste".
Quindi nulla di più sbagliato del pensare che vi sia in qualsiasi parte del mondo qualcuno che sia li DA SEMPRE. E' semplicemente fisicamente impossibile.
Men che meno questo può valere per gli Etruschi, i quali hanno più di tutti gli Italici, il segno distintivo e caratteristico della diversità culturale, linguistica, e secondo molti anche genetica. Essi sono il frutto non di una sola sovrapposizione ma verosimilmente di diverse sovrapposizioni, frutto di migrazioni verso il mare che poi diverrà il Tirreno. E visto che spesso è stato citato Pallottino come una sorta di sostenitore dell'autoctonia, cosa alquanto improbabile, vorrei rifare il verso alla sua famosa frase sempre citata e che sempre bisognerebbe tenere a mente:
"porsi il problema dell'origine degli Etruschi è come porsi il problema dell'origine degli Italiani"
Proprio per far notare questo, perchè Pallottino paragona gli Etruschi agli Italiani? e non è solo perchè entrambi sono popoli della penisola, ma probabilmente perchè le loro vicende etnografiche sono SIMILI. Abbiamo detto che l'Italia è oggi popolata da persone che hanno origine in ordine cronologico dal più recente al più antico: maghrebina, cinese, sudamericana, romena, albanese, africana nera, anglosassone, francese, tedesca, austroungarica, spagnola, aragonese, franco angioina, normanna, araba, avarica, ungarica, bulgarica, greco bizantina, ungarica, franca, longobarda, unna, gotica, celtica, greca, tirrenica, illirica, indoeuropea, ligure-sicana. Se tante e tali sovrapposizioni producono la attuale popolazione italiana, perchè dovremmo pensare che lo stesso non sia accaduto agli Etruschi?
venerdì 23 dicembre 2011
Turanismo? No grazie!
Come abbiamo varie volte accennato è accaduto spesso sul gruppo di dover discutere in merito alle origini degli Etruschi. Una delle ipotesi accreditate (a cui anche il sottoscritto è in linea di principio orientato) è quella della fusione tra un elemento allogeno, una popolazione esterna, e delle genti che da molto più tempo si erano già stanziate nella penisola italica ed avevano sviluppato una bozza di civiltà. La componente "esterna" viene ipotizzato che fosse data da uno dei "Popoli del Mare", quelli che nella lista compilata dagli Egizi venivano chiamati nȝ ḫȝt.w n pȝ ym ( da Wikipedia) e tra i quali vengono indicati i Tereš o Turša e che si ritiene fossero i Tirreni, o Tyrsenoi, o Thyrrenoi. Questo popolo si ipotizza che parlasse una lingua TURANICA, una lingua agglutinante che apparterrebbe ad un nucleo che si è diramato dall'Asia Centrale, forse addirittura all'epoca dell'ultima glaciazione (tant'è che lingue agglutinanti compaiono persino nelle Americhe ed hanno delle impressionanti analogie con altre lingue asiatiche). Al ceppo Turanico appartengono le lingue Uralo Altaiche ed Ugro Finniche. Sono tutte lingue agglutinanti. Dalla lingua dei Tuareg, al Turco, all'Ungherese, al Finlandese, al Basco, alle lingue Caucasiche come il Georgiano ed il Rutulo, alla lingua Mongola, alle lingue dell'Estremo Oriente come Giapponese e Coreano, oltre alle lingue delle Americhe come il Quechua, la lingua degli Incas. Era agglutinante e Turanica una delle prime lingue conosciute e scritte, il Sumerico, e l'endonimo dei Sumeri è Kiengir, ossia il nome con il quale essi si chiamavano. Abbiamo casualmente scoperto però che così come accade spesso e volentieri purtroppo, si è fatto un uso distorto e strumentale di talune teorie filologiche o filogenetiche, ed ecco così che esiste il "Turanismo" e questa è la voce su Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Turanismo, da cui estrapoliamo: "Il turanismo è un'ideologia nata nel XIX secolo tra Turchia, Ungheria e Germania ad opera di intellettuali ottomani, per promuovere l'unione e il "rinascimento" di tutti i popoli turanici, ovvero ugro-finnici(ugrici in particolare), turchici, mongoli, dravidi, e giapponese.Il termine si basa sul nome geografico del bassopiano turanico, posto tra gli attuali stati dell'Asia Centrale di Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan, area da cui un tempo si credevano derivassero alcune lingue uralo-altaiche (in particolare le ugriche, le mongole, le dravidiche e quella giapponese). Fino alla seconda guerra mondiale questa ideologia era assai diffusa soprattutto in Ungheria,Turchia e Giappone, dove ottenne appoggio politico a livello anche ufficiale. Oggi sopravvive solo la sua variante panturca, ancora assai forte in Turchia, Caucaso (soprattutto Azerbaigian) e Asia Centrale (Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kirghizistan, Kazakistan). Tra i movimenti che ancora oggi si ispirano a questa ideologia troviamo il partito nazional-socialista giapponese Kokka Shakaishugi Nippon Rōdōsha-Tō, il partito turco detto Movimento Nazionale e i Lupi grigi (bozkurtlar in turco), questi ultimi divenuti famosi soprattutto dopo l'attentato a papa Giovanni Paolo II da parte del loro membro Ali Ağca."
Poichè talvolta purtroppo è accaduto, e del resto con molti iscritti e con una notevole varietà di umanità sui socialnetwork è fisiologico, che qualcuno entri nel gruppo su Facebook spacciandosi per etruscofilo, per appassionato, addirittura per esperto, salvo poi scoprire che intende usare uno spazio destinato alla cultura ed alla conoscenza in modo strumentale, e coglie l'occasione della esposizione in modo frequente della teoria "Turanica", da parte di iscritti realmente e schiettamente appassionati, per infiltrarsi e propagandare invece il "Turanismo" ed altre idee nazionalistiche, razziste, xenofobe, ci teniamo a precisare che non ci prestiamo in alcun modo ad usi strumentali e politici del gruppo, nè tantomeno del Blog! Le teorie sui popoli Turanici e le relazioni di questi con gli Etruschi sono le benvenute, ma i "proclami del Turanismo" assolutamente no! Non accettiamo che con la scusa della passione verso un antico e nobile popolo si lasci passare qualsiasi messaggio di incitazione all'odio razziale, o di una qualsivoglia presunta superiorità razziale od etnica di un popolo su di un altro!
martedì 13 dicembre 2011
Sulle Teorie riguardo le Origini del Popolo Etrusco (Seconda Parte)
Ci riconduciamo a quello che dicevamo su di un post del Gruppo Rasna su FACEBOOK a proposito della "impronta germanica" in Italia.
Si è detto che la lingua germanica non risulta dominante probabilmente proprio a causa dell'esiguità complessiva del numero degli invasori germanici della penisola, che seppur classe egemone dovettero integrarsi e fare propria la LINGUA DI POPOLO, salvo tramandarci pochi lasciti come "brodo".
Ora, se un popolo che arriva e conquista, se non ha forza numerica sufficiente, e le invasioni barbarico germaniche ce lo comprovano, acquisisce la lingua preesistente salvo magari pronunciarla in modo distorto e quindi dare luogo a qualche modifica che determina o contribuisce a determinare una lingua neolatina dalla latina (anche se abbiamo detto che forse è più importante il substrato preromano), questi "pochi" Tirreni che approdano presso i "molti" Villanoviani devono essere stati "pochi ma buoni" o comunque molto CONVINCENTI.
Questo perchè mentre tutti gli altri buoni Villanoviani hanno continuato per la loro strada, con lingue quasi intellegibili tra loro, mentre i Tirreno-Villanoviani che diventano Etruschi parlano una lingua AGGLUTINANTE che non è semplicemente diversa E' PROPRIO LINGUISTICAMENTE E MORFOLOGICAMENTE DISTANTE DA TUTTE LE ALTRE. Per trovare lingue simili appunto dobbiamo andare in Anatolia, in Asia, o nel Nord Africa, oltre che in tutte le altre aree in cui è presente il gruppo Denè Caucasico. Inoltre, non è necessario che arrivi una quantità immensa di Lidii, come sostiene qualcuno, o per meglio dire di Tirreni. I Tirreni erano un popolo del mare, ed erano abili guerrieri come gli Shardana, tanto abili e spavaldi che erano riusciti a mettere in ginocchio la Potenza delle Potenze come l'Egitto. E con tutto il rispetto per i valorosi autoctoni Villanoviani, non credo che con tutta la loro buona volontà, una volta che i Tirreni avessero deciso di approdare dalle rive del Marta a Nord alle rive del Tevere a Sud i Villanoviani avrebbero potuto opporre una resistenza superiore a quella del Grande Egitto.
giovedì 8 dicembre 2011
Questi Leggendari Pelasgi.
Fin dall'antichità se n'è fatto un gran parlare,senza però raggiungere una conclusione univoca e del tutto convincente.
Erodoto li identifica con i Tirreni. Egli sostiene che ancora ai suoi tempi,essi abitavano la città di Crestene e, che il culto dei Cabiri, sarebbe stato importato in Grecia proprio da loro. Ciò che si sa dei Pelagi è che furono una stirpe errabonda che si esprimeva,sempre a detta di Erodoto,in una lingua dissimile da tutte quelle conosciute.
Sembrano provenire dalla Tessaglia,poi li si ritrova nell'Attica,dalla quale dopo un certo tempo vengono allontanati ( Erodoto-Storie-II,51) quindi riparano nell'isola di Lemno, da dove poi furono scacciati .
A detta delle fonti antiche,essi ebbero una grande influenza sulla religione e sui riti della religione Romana.
Narra Macrobio che ad un dato momento raggiunsero i territori Italici.Ciò avvenne a seguito di un responso dell'Oracolo di Dodona "Andate in cerca della Saturnia Tellus,arrivati a Cotilia,troverete un'isola che galleggia.Quando ciò avverrà,offrite la decima a Febo ,sacrificate teste ad Ade e un uomo al padre suo".(Macrobio- Saturnalia I,7,28) Raggiunto il luogo,scacciarono gli abitanti di stirpe Sicula e si fusero con gli Aborigeni. Come era stato loro raccomandato dall'Oracolo,offrirono la decima ad Apollo,eressero un tempio a Dite e un altare a Saturno e, chiamarono Saturnali le feste a lui dedicate.
Ancora adesso,nal Foro Romano,esiste un'ara antichissima,consacrata a Saturno,di età pre-Romulea, che da alcuni è attribuita ai Pelasgi.
Erodoto li identifica con i Tirreni. Egli sostiene che ancora ai suoi tempi,essi abitavano la città di Crestene e, che il culto dei Cabiri, sarebbe stato importato in Grecia proprio da loro. Ciò che si sa dei Pelagi è che furono una stirpe errabonda che si esprimeva,sempre a detta di Erodoto,in una lingua dissimile da tutte quelle conosciute.
Sembrano provenire dalla Tessaglia,poi li si ritrova nell'Attica,dalla quale dopo un certo tempo vengono allontanati ( Erodoto-Storie-II,51) quindi riparano nell'isola di Lemno, da dove poi furono scacciati .
A detta delle fonti antiche,essi ebbero una grande influenza sulla religione e sui riti della religione Romana.
Narra Macrobio che ad un dato momento raggiunsero i territori Italici.Ciò avvenne a seguito di un responso dell'Oracolo di Dodona "Andate in cerca della Saturnia Tellus,arrivati a Cotilia,troverete un'isola che galleggia.Quando ciò avverrà,offrite la decima a Febo ,sacrificate teste ad Ade e un uomo al padre suo".(Macrobio- Saturnalia I,7,28) Raggiunto il luogo,scacciarono gli abitanti di stirpe Sicula e si fusero con gli Aborigeni. Come era stato loro raccomandato dall'Oracolo,offrirono la decima ad Apollo,eressero un tempio a Dite e un altare a Saturno e, chiamarono Saturnali le feste a lui dedicate.
Ancora adesso,nal Foro Romano,esiste un'ara antichissima,consacrata a Saturno,di età pre-Romulea, che da alcuni è attribuita ai Pelasgi.
martedì 6 dicembre 2011
Gli eredi di Arzawa
Intervista con Giovanni Feo, ricercatore e scrittore, grande esperto della civiltà etrusca
di Osvaldo Carigi
“Un profondo senso del mistero ha da sempre colorato il passato più remoto alle antiche civiltà e a quei nostri lontani progenitori, così lontani, che i loro veri volti rimangono per noi senza nome e senza tratti definibili”
Continua a leggere su terraincognitaweb "Gli eredi di Arzawa"
lunedì 5 dicembre 2011
Sulle Teorie riguardo le Origini del Popolo Etrusco (Prima Parte)
Su diversi testi che si occupano di Etruschi, quando si affronta la questione delle loro origini, si cita una famosa frase di quello che è considerato uno dei padri della moderna Etruscologia, Massimo Pallottino "affrontare il problema dell'Origine degli Etruschi è come affrontare il problema dell'Origine degli Italiani". Io stesso ho avuto modo di citare questa frase nel Gruppo su Facebook, proprio per evidenziare la complessità dell'argomento. Taluni si chiedono, e in un certo senso anche Pallottino era tra questi, se abbia senso porsi questa domanda. Io personalmente ritengo che più che "SE" abbia senso porsi la domanda, bisognerebbe capire "PERCHE' " ha senso porsela.
Mentre non ci poniamo domande sull'origine dei Latini o dei Sabini, che a dire il vero non hanno una "tracciabilità" per usare un pessimo termine di moda, meno chiara di quella dei Rasna, invece su di loro si sviluppano una ridda di ipotesi. E' impressionante rilevare quanti rivendichino la paternità o la maternità degli Etruschi, ed il Gruppo su Facebook ne è stato un esempio. L'argomento è tra i più frequenti, tra i più discussi, ed è anche tra i più accesi. In varie occasioni si sono innescate preoccupanti "risse virtuali" proprio per i contrasti che sorgono tra le varie scuole di pensiero. Gli Etruschi hanno molti padri, o meglio molti padri ne rivendicano la paternità. Vedremo su che basi.
"Porsi il problema dell'Origine degli Etruschi è come porsi il problema dell'Origine degli Italiani"
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