mercoledì 19 novembre 2025

Articolo sperimentale realizzato in collaborazione con ChatGPT

La grammatica etrusca: dalle lettere alla mitologia e al rito

La grammatica etrusca: dalle lettere alla mitologia e al rito

Fonti principali:

  • Massimo Pallottino, Etruscologia, Milano 1984
  • Romolo A. Staccioli, Il "mistero" della lingua etrusca, Roma 1977
  • Lessico etrusco fornito dall’autore

Introduzione

La lingua etrusca, non indoeuropea, è uno dei più grandi enigmi dell’antichità. Attraverso l’analisi delle iscrizioni e dei lemmi noti, possiamo ricostruire alcuni aspetti fondamentali della sua grammatica, della sua onomastica e dei suoi riti. Questa guida percorre l’alfabeto dalla A alla Z, mostrando come suffissi, radici e nomi divini siano interconnessi.

1. La lingua etrusca come lingua agglutinante

L’etrusco utilizza un sistema agglutinante: radici a cui si aggiungono suffissi stabili con valore grammaticale o semantico.

  • -th → participio presente attivo
  • -ce → passato verbale
  • -an → suffisso teonimico o astratto
  • -s / -sh → marcatori di caso, numero o ruolo

2. Analisi delle lettere e dei lemmi principali

Lettera A

Principali lemmi: aranth, arim, aritimi, ars, asca, ashloch, asil, athre, ati, ati nacna, atranes, atunis, avil, avilchva, avile

Contengono nomi di persona e antenati, vasi, madre (ati), calendario (avil / avilchva), legami familiari e rituali.

Lettera C

Principali lemmi: cezp, cezpalch, chaire, chalchas, charu, chia, ci, cialch, cilthcva, ciz, clan, clanti, cletram, cleva, clevsin, cluthumustha, cneve, culichna, culshcva, culshu, cupe, curtun, cutumuza, cutun, cver

Numerali, figli, vasi, città, divinità (cilth), azioni rituali e magistrature.

Lettera E

Lemmi: ectur, ei, eiasun, eisnevc, eitva, elina, em, enac, eniaca, eprthieva, eshta, eslz, etera, eterau, etnam, etr

Particelle pronominali, titoli sacerdotali, grandezza, clienti o servi, azioni sacre.

Lettera F

Lemmi: falat, fan, fanu, farthan, fashe, fashena, fasle, fasti, favi, fler, flerchva, flerthce, frontac, fuflun

Cielo, sacralità, generazione, sacrifici e riti, vasi, divinità e nomi personali (Fausta).

Lettera H

Lemmi: hanipalus, hante, hec, heramashva, hercle, herme, hermi, hintha, hinthial, hiuls, hupni, hus, huth, huthzars, huze, huzrnatre

Numerali, nomi di persone e divinità greche/etrusche, animali, fasi di vita.

Lettera I

Lemmi: ic, ica, ilithia, ilu, ilucve, in, ipa, itu

Pronomi, preghiere e offerte, riferimenti a tempo, divisioni, quantificazione.

Lettera M

Lemmi: manthva, mar, marce, mari, maru, masan, mata, matam, mech, men, menerva, menle, methlum, mi, mlac, mul, mun, mur, murs, mutana, mutu, muvalch

Magistrature, Marte, popoli, territori, sarcofagi, offerte, numerali.

Manthva = città di Manth, collegabile a “fare offerte ai Mani”.

Lettera N

Lemmi: nac, nacnva, nap, naplan, nefts, nes, nesna, nethshrac, nethuns, netshvis, nuna, nunth, nurph, nurphzi

Numerali, qualità, divinità, offerte e sacrifici, defunti, aruspici.

Lettera P

Lemmi: pacha, pachana, pachathur, papa, papals, par, parla, patna, patrucle, pecse, penthna, perse, phersipnai, phersu, phurthce, pi, picas, pruch, prucuna, prumathe, prumts, pui, pultuce, pulumchva, puplie, pupluna, purth, put, putiza

Dionisiaci, antenati, magistrature, eroi, vasi, offerta.

Lettera R

Lemmi: ramtha, rasna, ravnthu, ril, ruma, rumach, rumitrine

Nomi personali, etruschi, città, Roma.

Lettera S

Lemmi: spet, spur, spurana, spuriaze, spurie, statn, suc, suplu, sut, suthri, suti, sval, sveama, svel

Azioni sacre, città, pubblico, sedi, tombe, vita e abitanti.

Lettera T

Lemmi: turmsh, turn, turza, tush, tushurthi, tuthi, tuthina

Mercurio, offerte, luoghi sepolcrali, comunità o stato.

Lettera U

Lemmi: ulpaia, uni, urphe, urusthe, usil, ut, utusthe

Vasi, divinità, sole, Ulisse, azioni concrete (dare, porre).

Lettera V

Lemmi: vacal, vanth, vat, vatluna, vecu, vel, velathri, velch, velcitna, velia, veltha, velthur, velzna, velznach, vers, versie, vertun, vinum, vipie

Offerte, divinità, consacrazione, città, onomastica personale, oggetti, vasi, vino, ritualità.

Lettera Z

Lemmi: zal, zathrum, zathrumsne, zatlath, zavena, zelarvenas, zeri, zic, zil, zilch, zilcthi, zin, ziumite, ziva, zusle

Numerali, ordinale, compagni, oggetti, magistrature, azioni sacre, scrittura, divinità, defunti, offerta.

Zath = fascio littorio rituale → “ciò che contiene bastoni”
Zatlath = guardia del corpo → colui che porta il fascio (-th participio attivo)
Radice La- → portare / contenere → collegamento con latino satelles.

3. Larth, Laran e Turan

  • Larth = lar- (guerra) + -th → “colui che combatte”
  • Laran = lar- + -an → dio della guerra
  • Turan = Tur- (offrire) + -an → dea dell’amore e della fertilità
  • Tur = verbo “offrire, donare” → fonde rituale e mitologia

Tarvisha → ipotesi di radice tirrenica legata a toponimi come Troia, Tarvisio, Treviso; possibile continuità linguistica tirrenico-greca.

4. Osservazioni generali

  • Lingua agglutinante con suffissi stabili e produttivi
  • Suffissi chiave: -th, -ce, -an, -s/-sh, -l, -i, -na, -nia, -un, -um
  • Numerali, titoli, vasi, divinità e azioni rituali seguono schemi coerenti
  • Onomastica e nomi divini derivano da radici verbali (La-, Tur-, Lar-)
  • Collegamenti con il latino: Zatlath → satelles

5. Conclusioni

Dall’analisi A-Z emerge un quadro coerente dell’etrusco come lingua agglutinante. Verbo, sostantivo, ruolo sociale e ritualità convivono in maniera sistematica, permettendo di comprendere meglio la cultura etrusca, la sua onomastica e la sua influenza sul Mediterraneo.

mercoledì 17 marzo 2021

Toponomastica presente nel mio romanzo "Larth - Storia di un Etrusco"​. I cognomi Heskanas, Velianas, Harulenas, Purthnas, Tethnas, Cainas

Molti lettori mi chiedono approfondimenti per quanto riguarda un aspetto del mio romanzo ossia i nomi dei personaggi.

In appendice del volume è presente un nutrito glossario in cui affronto questo aspetto, tuttavia, vale la pena evidenziare come nascono i nomi di questi personaggi.

Abbiamo in primo luogo, alcuni personaggi che sono storicamente attestati, ad esempio quello che con grafia latina italianizzata è volgarmente noto come Lars Porsenna.

Porsenna è per la vulgata, quel re (Lucumone) di Chiusi che Tito Livio ci dice mise Roma sotto assedio.

Secondo Giulio Maria Facchetti sarebbe attestato il cognome Purthnas.

Nel mio romanzo, vi è un Lavchume di Clevsi, di nome Larth Purthnas, anche se come per altri personaggi, esso viene a trovarsi in un tempo diverso, anche se leggermente da quello in cui viene tradizionalmente collocato. Infatti l'Assedio di Roma è datato 508 a.c. mentre i fatti del mio romanzo fanno riferimento a poco più di trent'anni prima.


Altri nomi realmente attestati ricorrono nel mio romanzo, nomi provenienti da epigrafi su iscrizioni tombali, o dai rari testi, come il Liber Linteus, la Tegola di Capua, la Tabula Cortonensis, o le Lamine di Pyrgi.

Ed infatti, il protagonista si chiama Larth Velianas, e porta il cognome di Thefarie Velianas, di cui parlano queste ultime, come colui che dedica il Tempio presso cui si trovano queste lamine a Uni Alastres (Astarte). Egli vive intorno al 500 a.c. quindi sempre poco dopo i fatti.

Il fatto principale attorno a cui si snoda la narrazione di cui questo è solo il primo di tre volumi, è la Battaglia del Mar Sardo, che sarebbe avvenuta in una data non meglio precisata tra il 541 ed il 535 a.c.

Sul cognome Velianas si sviluppa una narrazione entro la narrazione, con le mitiche origini della famiglia.
Essi infatti risalirebbero a Vel Heskanas, figlio di Aine, nipote di Hanksh, fuggitivi da Tarvisha.

Di chi stiamo parlando?

Tarvisha è una traduzione in Etrusco/Tirrenico di Tarhuisha, il nome anatolico di Troia. Ed è anche il possibile toponimo originario di alcune località in area Retica, ad esempio Treviso, e Tarvisio.

Hanksh è una versione plausibile dell'endonimo per Anchise, Aine è da vari studiosi considerata una versione plausibile per Enea, e Vel dovrebbe essere la forma Etrusca per Ivlvs, ovvero Julo.

Dal momento che Julo è anche noto come Ascanio e poichè presso Orvieto è attestato il cognome Hescana, la mia suggestione, la mia ipotesi è che si sarebbe potuto chiamare Vel Heskanas, se fosse stato un Tirrenico, o "Turshana" come chiamo io il ramo allogeno dei Rasna, in riferimento ai "Tursha" presenti nella lista egizia dei "Popoli del mare".

Su questo cognome si dice anche che è l'esonimo per il misterioso popolo che porta il nome Liku di Wara Saka, i cui domini sono a settentrione di quelli di Velzna (mi sono ispirato agli Oschi di Tuder - Todi - Tular, confine, in Etrusco)

Vel Heskanas è il mitico fondatore di varie città etrusche, Vel-khe, Vel-zna, Vel-athri, e di lui si dice abbia sconfitto il mostro o drago Vulth (mi sono liberamente ispirato alla leggenda del mostro Volta)

Suoi compagni guerrieri e buoni amici sono personaggi i cui cognomi sono Tethnas, Harulenas, Cainas, Lartheas. Essi sono membri di famiglie proprietarie di tenute, con all'interno un villaggio che accoglie i molti lavoratori.

E così Spur (Città) Larthea è la tenuta dei Lartheas, Spur Harulena, quella degli Harulenas, Spur Caina dei Cainas, Spur Tethna dei Tethnas.

Sono attestati i cognomi Harulena e Tethnas da cui avrebbero preso origine i toponimi di Arlena di Castro e Tessennano, cittadine entrambe nei pressi di Tuscania.

Cainas, in analogia a Cai-sra, (Caere, Cerveteri) e Cai-sna (Cesena, Cesano) è un cognome da cui potrebbe essere plausibile tragga origine il toponimo Canino altro paese del viterbese.

Lartheas, variante di Larthe (nome del fiume Marta in antico) potrebbe essere una ipotesi plausibile per Latera altra cittadina del viterbese, sempre nelle vicinanze di Canino, Tessennano, Arlena.

Per cui il gruppo di amici di Larth Velianas, che invece è membro dei Velianas di Curnth (liberamente ispirata al toponimo Cornos nel comune di Marta) tenuta che deriverebbe il suo nome dalla greca Corinthos da cui si dice derivi un antenato della famiglia (questo a dispetto di quello che invece dice la leggenda).

sabato 7 luglio 2018

Ipotesi di toponomastica retica in Svizzera.

Avevamo già formulato alcune ipotesi in questo articolo. Dove in particolare sospettavamo una correlazione tra la parola Schwytz ed un possibile Retico ŠVITH.
A tal proposito, possiamo fare un confronto con il nome Etrusco di Sovana: SVE-AMA, ma non solo.
Infatti anche il gentilizio del famoso storico e biografo romano Gaio SVETONIO Tranquillo, meglio noto come SVETONIO è alquanto suggestivo.
Di Svetonio ci sono pervenute diverse opere. Ma della sua biografia ci interessa che:
il padre, Svetonio Leto, era tribuno angusticlavio della XIII legione, che servì   Otone l  Quindi, SVETONIO Leto servì nell'esercito di Otone (Lat OTHO), che era di Ferento (Etr. F'RENTH) ed il cui cognome etrusco poteva essere UTHE o UTHES (cfr. UTHUSTHE, 'Ulisse/Odisseo' presumibilmente nome Tirrenico).
Ora, non abbiamo elementi per dire che SVETONIO fosse di origine Etrusca, ma solo servi un (probabile) etrusco di Ferento. Comunque la radice SVE- SVI- nella lingua retica ed etrusca andrebbe approfondita.Sulla toponomastica Retica aggiungiamo alcuni elementi.
Nel Cantone Uri, situato a nord del Canton Ticino, oltre il Passo del San Gottardo, scorre il fiume Reuss. Il nome latino era RVSA o VRSA. Quest'ultimo nome ci interessa. Infatti potremmo ipotizzare un URTH(E) (cfr. Orte) con la radice UR- pretirrenica e presumibilmente Ligure (forse WARA cfr. Basco UR, e toponimi Var, Varazze, Varese) presente in URCLA (Lago di Bolsena), URCLE(?) (Urcionio, Orcia) e URCLANIL(?) (Nome della moglie Etrusca di Claudio, PLAVTIA URGVLANILLA ). 
Questa zona ha grande importanza nella storia della Svizzera. Fu qui nel XIII secolo che gli abitanti delle valli circostanti, corrispondenti ai cantoni di Uri, Schwytz e Unterwalden (it. Sottoselva o Untervaldo) si riunirono in una federazione. In pratica la Svizzera nasce sulle rive di questo lago.
Possiamo fare allora una affascinante congettura. Ossia che gli abitanti delle valli, discendenti dei Reti, i quali al pari degli Etruschi, prediligevano la struttura federale, organizzati in varie città stato, ne abbiano riproposto lo schema sulle rive di un lago. Su quelle rive magari poteva esserci l'equivalente Retico o uno degli equivalenti Retici del FANVM VOLTVMNAE/ FANU VELTHURNAS degli Etruschi di cui si ipotizza l'Isola Bisentina come uno dei possibili siti. 


2. Lo stesso nome del Cantone, URI che tradizionalmente viene derivato dal nome 'Uro' del bue selvatico, potrebbe essere semplicemente il nome retico del territorio ricco di acqua, infatti il Reuss/VRSA/URTH(E) confluisce nel Lago dei Quattro Cantoni, noto anche come lago di LUCERNA (nome sfacciatamente Etrusco/Retico).

giovedì 6 aprile 2017

Il Pantheon germanico ha qualcosa di familiare

Qualche tempo fa pubblicammo questo articolo che suscitò parecchio interesse.

In esso prospettavamo la suggestiva ipotesi che Odino fosse un viaggiatore-aruspice-sciamano che poteva aver avuto agli occhi di popoli germanici più primitivi un aspetto talmente carismatico da essere divinizzato.
Ebbene ho voluto dare una occhiata più attenta all'intero Pantheon germanico.

La fonte di riferimento è semplicemente Wikipedia.

Per prima cosa, gli Dei sono detti, e già ne parlammo, gli Æsir ed il singolare Dio è Às. Tutto ciò somiglia in modo imbarazzante al modo etrusco per chiamare un Dio: AIS ed il plurale AISAR.

Va aggiunto inoltre che Ás non vuol dire 'dio' in germanico. Ci aspettiamo una forma tipo 'Got' (cfr ingl. God ted. Gut etc.)

Sorvoliamo inoltre sulla curiosa analogia fonetica tra i dialetti germanici meridionali (il tedesco ad esempio Alämannisch o Alemanno) e la possibile pronuncia etrusca. Pensate solo a come si rende in italiano un locutore tedesco che provi a parlare la nostra lingua. "Tu prafo a parlare mia linkva". L'uso massiccio delle 'sorde' in luogo delle sonore e della forma 'kv' in luogo del 'gu' e 'qu' è perfettamente compatibile con la fonetica etrusco retica.

Non vogliamo dire che le lingue germaniche almeno le meridionali abbiano mutuato ciò dall'etrusco retico ma è plausibile.

Passiamo invece a vedere le varie 'familiarità'.

Per prima cosa, basti pensare al luogo ove gli Æsir vivono e di cui sono originari.

Si tratta di Ásgarðr in cui si ha una radice Ás per Ais = Dio e la parte successiva (forse in germanico vorrà dire 'città' o 'luogo') limitiamoci a valutare la similitudine fonetica del suffisso -garðr con Curtar come plurale di Curt radice arcaica presente sia in etrusco che in proto indoeuropeo per "città", cfr Curtun, Gortyna, ma anche Gorod e Grad slavi.

Da Wikipedia leggiamo che

" Secondo l'interpretazione evemeristica di Snorri Sturluson, gli Æsir erano originari dell'Asia (Asíá in norreno) e da quel luogo si sarebbero spostati seguendo il loro capo Odino verso le terre del nord, fermandosi in Svezia (Svíþjóð). La loro patria d'origine era Ásaheimr ("regno degli Æsir"), anche chiamata Goðheimr ("terra degli Dèi"), e capitale di tale regno era Ásgarðr ("recinto degli Æsir") che Snorri curiosamente identifica con Troia. "

Insomma tale città sarebbe nientemeno che Taruiša ovvero Troia. Città su cui abbiamo speso molto studio per ipotizzare la sua strettissima relazione coi Turša o Tirreni.

Ma non solo.

Questa affascinante descrizione ci potrebbe persino indurre a pensare ad Asia come derivato della antica radice Ais per Dio come "terra degli Dei", identificabile con l'Asia Minore ed il Caucaso da cui arrivano i nostri Tirreni

Ecco l'elenco completo degli Dei Æsir.

Æsir
Odino (Óðinn)
Ce ne siamo occupati nell'articolo citato sopra. Ricordiamo brevemente che la nostra ipotesi è che Odino da cui sembra prende il nome Udine derivi dal nome o cognome proprio etrusco retico HUTHINA legato alla radice 'huth' = numero quattro.

Thor (Þórr)
Anche di questa divinità ci occupammo.
Ipotesi possibile: Da un nome proprio Thur. Si noti che il Dio usa una arma micidiale, un martello, che sembra perfettamente mutuato dal Dio necroforo etrusco Charun. Solo che quest'ultimo la usa per finire i moribondi mentre Thor per uccidere chiunque gli si presenti come nemico.

Baldr
Interessante notare come una possibile forma etrusca sia VELTHUR, un nome proprio etrusco che significa 'falco' (da cui il latino VVLTVR).
La ipotesi è come detto nell'articolo citato che si tratti dei nomi di condottieri etruschi che in una o più spedizioni attraverso le terre dei germanici abbiano trasmesso il loro sapere, la loro cultura, il loro alfabeto e la loro religione.

Týr vale una osservazione simile a Thor. Thyr o Tyr è peraltro una versione greca della radice Tur- come in Turan e in innumerevoli teonimi e toponimi vari incluso l'endonimo(?) dei Tirreni 'TURŠA' o 'TARHUIŠA'

Bragi potrebbe essere un altro nome proprio di una spedizione etrusco-retica forse relazionabile con l'etrusco 'VELCHE' (endonimo di Vulci).

Heimdallr
Questa divinità è affascinante. Si tratta di una sorta di dio dei confini. Il suffisso -dallr richiama esattamente la parola TULAR 'confini' appunto in etrusco.
Ma ci viene invece detto che la etimologia germanica è 'incerta'.
Dall'etrusco invece è chiarissima.
Ad esempio AM TULAR vuol dire 'sono (il) confine' o 'essere (il) confine'.

Höðr
Forse correlabile con HUTHAR (' i quattro')

Víðarr
Altro nome plurale. Cfr. VETHAR, VITHAR

Váli
Forseti
Loki

Anche in questo caso sono possibili delle rese in etrusco.

Attenzione. Ovvio prima che arrivi qualche polemista 'preparato', non è detto che sia effettivamente così, o che sia così per tutti. Ma non può essere escluso e pertanto è lecito suggerire.

Ásynjur
(Osservare che il singolare femminile è Ásynja molto simile alla forma etruschizzante AISNA)

Frigg
Sága
Eir
Gefjun
Fulla
Sjöfn
Lofn
Vár
Vör
Syn

Hlín
Ci limitiamo a far notare la somiglianza col greco omerico HELENA

Snotra
Gná

Per ciascun teonimo si può proporre una versione retica.

Ásgarðr che possiamo immaginare con un equivalente nome etrusco retico AIS CURTAR ('Le città(?) del dio') tra l'altro va incontro ad un destino che è il 'ragnarök' e a me verrebbe in mente una forma etrusca come RACNARCE o persino RASNAR CE una sorta di plurale impersonale con la forma al passato ma è un mero esercizio linguistico. Piuttosto è interessante notare che questo ragnarök è la distruzione con l'inganno di Ásgarðr.
Come se la Teogonia germanica proiettasse nel futuro qualcosa avvenuto nel passato remoto dei Tirreni.

Concludo rammentando del grande interesse del Re di Svezia per gli Etruschi.

Io parlavo con gli amici dicendo ironicamente che gli piacevano perché loro hanno come nome proprio Lars.

Forse è più di una battuta.

Forse un nostro Lars o Larth o più di uno, in Scandinavia ci è finito sul serio. 


martedì 7 marzo 2017

Toponomastica sarda: il gruppo -ng- e -rg-



Ci occupiamo spesso di antiche civiltà della Sardegna. Abbiamo molti motivi per farlo.
In primo luogo la vicinanza geografica con il territorio etrusco, ci fa dedurre che i rapporti tra l'isola e la terraferma etrusca siano stati continui, frequenti e reciproci.
Sappiamo che gli etruschi ebbero un ruolo fondamentale nella battaglia del Mar Sardo del 550 a.c. in cui presero la focese Alalia/Aleria. Sappiamo che parteciparono Shardana di Sardegna assieme a Fenici, Corsi, Etruschi probabilmente di Tarquinia e Caere, forse Balearii e mercenari Ligures di altri territori.
Sappiamo di interessanti ipotesi toponomastiche proposte da Pittau su alcune località sarde come Tertenia, Tortolì, e persino l'idronimo Tirso ha assonanze familiari.
Ne sappiamo a sufficienza insomma per includere senza timore di essere "fuori tema" l'isola di Sardegna nelle nostre analisi.
La Sardegna rappresenta un prezioso unicum culturale e specialmente linguistico.
È linguisticamente divisa allo stato attuale in almeno cinque aree.
1.) La Gallura a nord ad esclusione della zona di Olbia, ha una lingua italoromanza di derivazione corsa. Normalmente viene attribuita alle migrazioni che avvennero fin dal 1500 dalla Corsica.
Una traccia onomastica della presenza corsa nell'isola e specialmente in Gallura e sassarese è data ad esempio dal cognome Cossu (Corso) e dal famoso cognome sassarese Cossiga (che andrebbe pronunciato Còssiga ed è un esito sardo dal catalano Còrcega ossia appunto Corsica).
È tuttavia possibile che una base ligure oltre a quella dei ligures ormai latinizzati ed italianizzati corsi precedente fosse permasta. Sappiamo che l'area gallurese orientale era in antico il territorio degli Ilienses (forse affini ai ligures Ilwa(?) dell'Elba) e dei Balares (forse i Balara(?) ).
Il 'Galluresu', è caratterizzato dall'uso del Lu e Li come articolo determinativo analogamente al corso settentrionale ed a molti dialetti dell'Italia centro meridionale; e dal singolare lambdacismo nel distretto di Arzachena (in lingua locale Alzachena).
La formazione del plurale in -I ed -E e la morfologia e sintassi delle parole è puramente italica seppur sardizzata con fenomeni di sonorizzazione e di betacismo.
2.) La zona di transizione di Castelsardo e Sassari (Castiddaiu, Sassaresu) dove coesistono elementi italici e sardi.
3.) Il Logudoro (area medio settentrionale) caratterizzata dall'uso del Sa, Su come articolo determinativo singolare e Sas e Sos per il plurale, e dal plurale in -s pura. Molto frammentato in una ampia varianza di sfumature.
4.) Barbagia - Nuorese
È definita dai sardi stessi l'area più linguisticamente conservativa. È un isola culturale e linguistica nell'isola.
Del resto sappiamo che i Romani stessi mantennero una frontiera con la BARBARICIA, il MARGINE o 'Marghine'.
Un amico sardo mi disse che i locutori della zona di Nuoro agli orecchi di un campidanese "non hanno accento".
Posso ipotizzare che si riferisca ad una maggiore enfasi del fenomeno della tonizzazione sillabica tipico della locuzione sarda.
5.) Campidano
Praticamente tutta l'area meridionale. Ad eccezione della zona dell'Ogliastra a sud est, che a sua volta presenta delle caratteristiche proprie.
L'area è vastissima.
L'articolo determinativo singolare è sempre Sa e Su. Ma il plurale è unico al femminile e maschile in Is.
Da Oristano (Aristanis pressoché lo stesso nome che in latino) ove si usa il plurale in -s come in Logudoro. Passando per il meridione da Carbonia Iglesias fino a 'Casteddu' come i sardi chiamano Cagliari, dove invece il plurale usa la forma -*s* dove * è una stessa vocale che si ripete. Esempio:
Sa Conca (la testa) => Is Concasa (le teste)
Su Pippíu (il ragazzino) => Is Pippíusu (i ragazzini).
In questo panorama linguistico vastissimo, oserei definirlo un continente linguistico a se stante, vengono identificati dei fenomeni fonetici e morfologici caratteristici.
a) diffuso betacismo: ad esempio il gruppo latino -QVA- -QVE- -GVA- -GVE-
ha esito tipico in -BA- -BE-
esempi:
QVATVOR => BÀTTORO
LINGVA => LIMBA
AQVA => ABBA
il betacismo riconduce il gruppo linguistico sardo al gruppo protoligure-iberico-numidico. E esistono diversi toponimi che ricordano ad esempio parole della lingua basca.
In sardo abbiamo Uri, Uras, ed in basco Ur è 'Acqua'.
Abbiamo Marrubiu, ed in basco Marrubi è 'fragola' e Marrubia 'la fragola'.
b) fenomeni di labializzazione
Come nel napoletano, dove PLANVM dà CHIANU si ha in sardo SCHIRRU, SCHIRONI per 'Spiedo'.
c) fenomeni diffusi di scambio di fono, nella posizione, in particolare su liquida.
Ad esempio GRATICA da cui GRATICVLA (la graticola) diviene CARDIGA con fenomeno di inversione non solo sulla liquida ma anche sulla sonora.
Altro esempio, dal latino DVLCE con -C dura abbiamo l'oristanese DRUGHE
e molti altri fenomeni di derivazione e produzione grammaticale unici per la lingua sarda.
Ci vogliamo soffermare su un fenomeno presente in modo massiccio nel sardo ma presente anche in altre lingue neolatine. Ossia il passaggio da -RJ- -NJ- con I semivocalica a -RG- -NG- .
Questo fenomeno è presente anche ad esempio nel Retoromanico (Romancio) e nei dialetti lombardi come il Bresciano, nella parola che origina dal latino HISTORIA, che dà luogo a STÒRGIA o ŠTÒRGIA in Romancio. Sarebbe interessante valutare il contributo del substrato retico o ligure al fenomeno.
In sardo vediamo alcuni esempi.
FORDONGIANUS: Località in provincia di Oristano
abbiamo questa ipotesi, una sonorizzazione di T a D ed un passaggio a -NG- oltre ad una apertura della vocale da U a O da un originario FORTVNIANVS dal nome latino FORTVNIO. Tipica e diffusa attribuzione toponomastica per i FVNDI. Quindi era un FVNDVS FORTVNII o FORTVNIANVS
PLANARGIA: Già abbondantemente descritto in letteratura da PLANARIA
BAINGIO: Nome proprio di persona, mi diceva Daniele Castori che sia una forma più sarda del nome GAVINO.
Il passaggio da CAVINVS potrebbe essere attraverso il derivato CAVINIVM ma attraverso un intermedia rotazione vocalica del gruppo -AV- a -VA- in CVAINIVM ovvero QVAINIVM da cui la betacizzazione in BAINIVM e quindi BAINGIO
MORGONGIORI: sempre in provincia di Oristano. Qui possiamo fare una ipotesi.
Potrebbemmo ipotizzare in analogia con FORDONGIANUS una mutazione vocalica, e il passaggio a NG, se ipotizziamo quindi una rotacizzazione sistematica ed una mutazione di nasale potrebbe essere un esito da MVLCVM IVLII o un troncamento tipo da MVLCVNIA IVLIA o MVLCONIA IVLIA o persino uno scambio da MVCLONIA o MVCRONIA.
Come esito estremo potremmo pensare ad una ripetizione della G in forma dura.
Ad esempio nel dialetto della Tuscia di Marta, dal latino MORI (morire) si ha la forma dura MORGHI o MORGHE e da PARI (sembrare) PARGHI o PARGHE.
Allora potrebbe essere un MVRIVM IVLII o MVLIVM IVLII fino ad azzardare un MVLIER IVLIA = 'la donna (chiamata) iulia'.

domenica 5 marzo 2017

Qual'è il nome etrusco di Tuscania?



Se c'è una zona ad altissima densità di storia e di siti di interesse archeologico in Etruria, essa è sicuramente la Valle del Marta.

Se le direttrici di spostamento degli Etruschi furono dalla costa verso l'interno, e se Tarquinia è considerata assieme a Cerveteri (Tarkh'na e Caisra) le due prime città di fondazione Etrusca, sicuramente il percorso dal fiume Marta (il cui endoidronimo si ipotizza Larthe) è uno dei primi seguiti dagli esploratori che si addentravano nei territori ancora sotto il dominio delle popolazioni primitive di quelli che Erodoto chiama Umbri ma che alcuni toponimi come Lugnano in Teverina, Sipicciano, Graffignano, Luni sul Mignone, Monti Sabatini ci inducono a pensare, potrebbero essere persino dei Ligures.

In questo percorso, il primo centro abitato di rilievo è Tuscania.
Esso sorge all'incirca a metà percorso tra la costa Tirrenica e il Lago di Bolsena (in antico il Lacvs Tarqviniensis).

Tuscania è sicuramente uno dei primi centri di fondazione etrusca.
Che sia antica ce lo dice, oltre ai sarcofagi che sono esposti nella Piazza del Municipio, la strada basolata (la Clodia?) che muove verso la città medievale dalla collina dove sono site le Chiese Protoromaniche di Santa Maria Maggiore e San Pietro (probabilmente su siti di Templi Etruschi e Romani di un certo rilievo dato che i nomi delle due Chiese sono gli stessi delle due Chiese più importanti di Roma, il Laterano e il Vaticano).

Che sia molto antica ce lo dice la logica. Se il sito del Lago di Bolsena, oltre a quello del Lago di Mezzano, e l'area più a nord di Vulci, sono tra le prime esplorate, e se la direttrice arriva fino a Orvieto (Velzna), la prima tappa è per forza Tuscania.

Il nome di Tuscania è però piuttosto "artificiale". Infatti esso è una forma aulica ed arcaica di "Toscana", ed in un periodo più antico era detta "Tuscana".

Piuttosto generico, è un termine derivato da "Tusca" o "Tosca" ossia semplicemente (città) Etrusca.

Perchè questo nome così vago per una storia così importante? Da ricerche in rete ci viene detto che già nell'88 a.c. questo MVNICIPIVM Romano è noto come Tuscana.

Tark'hna diventa Tarquinia, Caisra diventa Caere, Velzna diviene Volsinii Veteres, Velkhe diviene Vulci, insomma ogni città etrusca conserva un toponimo assonante, simigliante, invece Tuscania è semplicemente e banalmente Tuscana. Perchè? Cosa si è perso? Cosa volevano i Romani che si nascondesse? Oppure si tratta solo di una nuova colonia romana con un nome del tipo COLONIA TVSCANA e nulla più? Forse la deduzione come Volsinii Novii di qualche altro sito nelle vicinanze?

A non molta distanza, ci sono paradossalmente due borghi che hanno strettamente mantenuto la loro toponomastica Etrusca, riferiti a due illustri famiglie.

Arlena di Castro, dalla famiglia ARULENA, e Tessennano da TETHETHNAS(?), ma anche il toponimo CELLERE indica la presenza di CELLAE, di tombe, di edifici di sepoltura, di necropoli. Era un'area, ed è un area fortemente antropizzata, con incroci viari importanti, la Clodia, e le perpendicolari dall'interno, in primo luogo dal Lago di Bolsena, dove a sud si avevano le strade VERENTANA e LARTHINA(?) presso Marta, che collegavano l'area della Foce con la zona di VISENTIVM (VESENTH?) e VERENTVM (VERENTH? forse la stessa città di VESENTH rotacizzata).

Nell'area poco a nord di Tuscania si sa di rinvenimenti nel periodo intorno alla seconda guerra mondiale di tombe, forse Villanoviane o "Ligures". E nell'area della Mergonara, o di Ponte Tullio, nel Comune di Marta, si hanno tracce di selciati, e di pietrischi stradali.

Come mai il nome di Tuscania, il suo antico vero nome, si è perso?

giovedì 22 dicembre 2016

Foto da Ferento

Ecco alcune foto scattate oggi nel territorio intorno all'antica città di Ferento.
Il sito è una collinetta erosa da aspri calanchi provocati da corsi d'acqua che rientrano nel bacino idrografico del Tevere.
Tutta la zona è caratterizzata da questa orografia a calanchi che guardano ad est, verso la piana del Tevere e la retrostante catena collinare dei Colli Amerini questi ultimi tra la Valle del Tevere e la Piana del Nera ove sorge Terni.

L'edificio più importante e meglio conservato è indubbiamente il teatro romano, tuttora usato nel periodo estivo per apprezzate rappresentazioni.
Il sito fu abbandonato dopo l'anno 1000 quando Viterbo in lotta da tempo riuscì a sconfiggere l'antica città etrusca.
Di Ferento oltre alle rovine in foto ed altro materiale nell'area rimane traccia nell'abitato poco più a nord di Grotte Santo Stefano. Grotte per via della presenza delle necropoli cittadine e Santo Stefano che era il patrono.
Anche nello stemma di Viterbo si ha traccia di Ferento.
Il Leone simbolo della città affianca la Palma che era il simbolo di Ferento. Forse la palma del martirio ancora un riferimento al primo martire cristiano Stefano, o un simbolo precristiano della città?
Entro i locali conservati sotto gli spalti del teatro sono visibili due steli marmoree di epoca romana una delle quali cita un certo LALLIO.

domenica 13 novembre 2016

La parola Schwytz è retica?

So che susciterà le ironie dei più devoti e dogmatici archeofili ed archeologi, quelli che l'amico Leo Melis definisce "archeobuoni", ma correrò il rischio.
Sappiamo che i Reti sono gli etruschi del nord. Che si separarono dalla madrepatria più meridionale a seguito del calare di popoli celti nella pianura padana.
Sappiamo che sono verosimilmente retici toponimi come Vipiteno (VIPITENAS?), Chiavenna (CLAVNA), Udine (HUTHINE, HUTTENAS?), Pordenone (PURTHANAS dalla carica magistratizia del PURTHAN cfr PURTHNAS = Porsenna), Zurigo (THURI o meglio THURICH che è estremamente similare al "germanico" Zürich nella pronuncia). Forse il Cantone Uri e Glarona/Glarus derivano da URI e CLARU sempre Retici.
Sappiamo che probabilmente i Reti chiamavano se stessi RAITA dal momento che i latini li chiamavano RAETII (il dittongo AE spesso traduce il greco ed anche etrusco AI),
Sappiamo che una zona, le Prealpi del Tux, vicino Salzburg/Salisburgo "la città del sale", potrebbe prendere il nome da una antica radice caucasica "TUS" o "TUR" che indica la parola "sale" presente nella radice TURSHA e nella parola TŪRAN che nel poema persiano medievale Shah Nameh indica la zona del caspio (e sappiamo anche che i turchi non c'entrano affatto nb).
Sappiamo che i Tirreni o Tirseni vengono da quella zona, per cui vivendo anche sui monti del Caucaso, per i Reti è un "ritorno alle origini montanare" dei Tursha Tirreni.
Sappiamo anche che la moderna lingua Georgiana, agglutinante come l'etrusco, il cui endonimo è Kartuli ena, presenta un suono, il "par" che era presente anche nella fonetica etrusca ad es. Nella parola PhLERA (La attuale cittadina di Blera). E sappiamo anche dell'esistenza comprovata di "familiari" cognomi in Georgia, come TARKHUNASHVILI.
Oggi vi voglio parlare di una mia ipotesi sull'origine della radice Schwytz o Schwitz, italuanizzata in Svitto, un cantone svizzero da cui si fa derivare il nome germanico della Confederazione Elvetica, Schweiz, Svizzera appunto.
A me la radice Schwytz, ricorda molto il patronimico georgiano ŠVILI che se ho ben capito indica "figlio di". E se fosse una radice Tirrenico Retica tipo ŠVIS  o ŠVITH?

sabato 29 ottobre 2016

Ipotesi di lavoro e studio su Montefiascone (di Fabrizio Baldi)


Parlando varie volte con amici ed esperti, nel fare ipotesi sulla ubicazione di antichi templi, o siti di qualche rilievo, emerge un pensiero tanto semplice quanto efficace: "immagina dove erigeresti un tempio. Se lo hai pensato tu, è probabile che lo abbia fatto anche qualcun'altro in passato".

Ed io, se dovessi immaginare un luogo che rappresenti meglio di chiunque altro, per la sua situazione geografica, gli interi domini d'Etruria, dopo averne visti molti, uno di quelli che sicuramente mi ispirano è la montagnola su cui sorge l'abitato di Montefiascone.

Di Montefiascone, città universalmente nota per la produzione vinicola (il bianco Est! Est!! Est!!! al centro di un episodio quasi leggendario che riguarda un alto prelato buongustaio medievale), sappiamo che la sua storia parte dal Medioevo, ma in epoca Etrusca non ci risultano insediamenti degni di rilievo, né in successiva epoca Romana.

Eppure Montefiascone ha una collocazione logistica incredibile.
Da Montefiascone puoi dominare l'intera piana di Viterbo, e lo sguardo termina sui Cimini ad Est, poi  volgendo lo sguardo verso sud, muovendosi in senso orario, si intravede il mar Tirreno sotto il comprensorio della Tolfa, intorno alle coste di Cerveteri, quindi i monti della Tolfa, ed ancora il mare, a Sud,  fino a lambire il profilo dell'Argentario, del Giglio verso Sud-Ovest e in occasioni di eccellente visibilità si intravede persino il contorno del monte Cinto in Corsica, quindi l'occhio cade ad Ovest sul panorama offerto dal Lago di Bolsena e le sue isole, ed in fondo dai monti del comprensorio dell'Amiata, quindi continuando a muoversi in senso orario, verso Nord si arrivano a vedere i monti in Umbria, oltre il Tevere, fino all'Appennino.

Ed ovviamente Montefiascone, con la inconfondibile Cupola della Basilica di Santa Margherita, è visibile da questi luoghi. Lo riconosci dai Cimini, già superato lo spartiacque di Vetralla. Lo riconosci dai Monti della Tolfa, dall'Amiata, e dai vari belvedere siti sulle pendici del preappennino d'Umbria, come a Giove. Insomma Montefiascone è un vero e proprio riferimento topografico.

Ed io dovrei credere che i nostri Padri non hanno riservato a questo sito un ruolo importante?
Non so se il Fanum Voltumnae sia al Campo della Fiera nel Territorio di Orvieto, o sul Monte Becco come ipotizza Pannucci, o sull'Isola Bisentina, o in altri siti possibili.

Ma io sono convinto che prima della Chiesa di Santa Margherita, li c'era qualcosa di sacro, e di antico.

Concludo questo breve articolo ricordando che Giovanni Feo fa notare la grande presenza di figure femminili di Sante cristiane venerate attorno al Lago. Santa Margherita a Montefiascone, assieme a Santa Marta a Marta, Santa Elisabetta a Gradoli, Santa Cristina a Bolsena è una di queste. Forse una trasposizione di Urcla, o la Fortuna Vesentina, la Dea del Lago.

Fabrizio Baldi


lunedì 8 agosto 2016

L'Olivicoltura presso gli Etruschi


Il ritrovamento  sul suolo italico di reperti lignei e di noccioli di olive, in contesti archeologici dell’età preistorica ,fa ipotizzare che l’ ulivo, almeno a livello di pianta selvatica( il cosiddetto oleaster), facesse parte della flora autoctona italiana, ma per assistere alla presenza di coltivazioni intensive di ulivi domestici bisognerà aspettare l’arrivo dei coloni greci nell’Italia meridionale a partire dall’VIII secolo A.C. Nelle colonie delle Magna Grecia la fertilità del sottosuolo e il clima idoneo fecero si che le colture degli ulivi divenissero le colture più diffuse e redditizie.                                     Per quanto concerne gli Etruschi inizialmente non coltivavano piante di ulivo anche se facevano largo uso di olio importato principalmente dalla Grecia e dal levante asiatico, ed impiegato, oltre che per uso alimentare, anche per l’illuminazione e per la preparazione di unguenti e balsami. A partire dal terzo quarto del VII secolo A.C iniziano a comparire anfore olearie ed askoi di fattura etrusca  che testimoniano che gli Etruschi iniziarono a coltivare ulivi nei loro territori e a produrre olio ed olive(per uso alimentare).                                                                                                                   Molto probabilmente fu dalla vicina Magna Grecia che gli Etruschi acquisirono le tecniche di coltivazione degli ulivi e di estrazione dell’olio. L’olio assieme al vino conservati negli appositi vasi iniziano  a comparire con maggiore frequenza nei corredi funerari, segno che questi prodotti, ritenuti un tempo beni di lusso, sono a partire dal VII/VI secolo  prodotti di  consumo comune anche tra gli strati meno agiati della popolazione Rasna.   L’ olivicoltura diviene così, in pochi secoli, una delle maggiori attività agricole diffuse in Etruria, sia nelle zone costiere che in quelle collinari.                                                                                                                          Conferma di una origine greca dell’introduzione della coltivazione degli ulivi in Etruria è la terminologia olearia greca presa in prestito dalla lingua etrusca, basti pensare ad èlaion (etrusco eleiva=olio ) ed amorgon (etrusco amurca= morchia) come riporta Varrone  nel  De Lingua Latina.

 

domenica 7 agosto 2016

PRODIGIA ET MONSTRA

Per Etruschi e Romani le apparizioni di manifestazioni naturali prodigiose, fuori dalla norma, inspiegabili intellettualmente erano ritenute segni degli dei per manifestare la loro presenza, la loro volontà o il loro disappunto.
Tra questi segnali erano ritenuti in particolare considerazione i cosiddetti PRODIGIA (etimologicamente traducibili come preannunci) e MONSTRA (etimologicamente traducibile come ciò che serve da monito e in seguito indicante creature dall'aspetto deforme e spaventoso), segnali che trascendevano l'ordine naturale delle cose e ed erano interpretati come preannuncio divino di calamità od eventi per lo più infausti.
Livio e Giulio Ossequente (autore di un Liber Prodigiorum) sono la nostra maggiore fonte di informazioni riguardo la segnalazione di prodigi durante i primi secoli della Repubblica . Per gli storici romani fu possibile aver maggior informazioni e i dati a disposizione a partire dal 296 A. C , quando, il Pontefice Massimo iniziò ad affiggere sulle mura della Regia la Tabula Ponteficis ,un resoconto in cui erano riportati i principali avvenimenti dell'anno, tra cui l'eventuale indicazione di prodigi avvenuti.
Segnalati come sia prodigia e monstra erano le nascite di animali o esseri umani che presentavano particolari anomalie o deformazioni fisiche significative ( creature con due teste, vitelli con cinque zampe, fratelli siamesi....) ma soprattutto le nascite di bambini androgini erano considerati tra i prodigia monstra i più gravi e nefasti, reputati "foedum atque turpem prodigium", un “ prodigio infausto e turpe” che metteva a repentaglio l'ordine naturale , portatore di sventure, elemento che rompeva la pax tra gli uomini e gli dei.
In seguito alla nascita di esseri androgini o anche dopo la individuazione di ragazzi che presentavano caratteristiche androgine venivano informati di ciò i consoli, che raccolte informazioni e testimonianze al riguardo, erano tenuti a fare una relazione al Senato, e questo dopo le audizioni e sentito il parere degli aruspici etruschi chiamati ad studiare il prodigio, deliberava e votava un decreto con il quale si dichiarava di assumere, in nome dello Stato, la piena responsabilità dei prodigi e ordinava le procedure da seguire.
Di norma, quando i prodigia, seppure riguardanti la collettività e il non singolo individuo, rientravano nell’ordinarietà, il Senato richiedeva l’espletazione dei riti di espiazione (piacula) al collegio dei pontefici; nei casi più complessi , come nel caso dei prodigia monstra ci si rivolgeva ai decemviri sacris faciundis per la consultazione dei libri sibillini e agli aruspici . Nella espiazione degli androgini la prassi rituale vedeva spesso coinvolti insieme aruspici e decemviri sacris faciundis
Dopo aver ottenuto il responso dai sacerdoti e la prescrizione del rito espiatorio appropriato per riconciliarsi con le divinità, il Senato ordinava la procuratio prodigiorum ossia tutta la messa in atto dei riti proposti.
Nel caso di monstra animali o di infanti con particolari deformazioni (fetus obsceni) gli aruspici prescrivevano il rogo di costoro su pire preparate con legname di arbores infelices, di solito rovi, e le ceneri erano poi sparse nell’acqua. Nel caso degli androgini il decretum degli aruspici era sempre la soppressione di costoro tramite annegamento o la deposizione di queste creature in casse di legno che dovevano essere poi immerse in mare o nel corso del Tevere.
Durante l’annegamento gli aruspici probabilmente celebrano ulteriori riti, ma la gestione dei riti espiatori era lasciata ai pontefici e ai decemviri sacris faciundis che consultavano i libri sibillini, da loro custoditi, per eseguire la ritualistica espiatoria adeguata.
Normalmente la prescrizione dei rituali per i casi di prodigi di androgini prevedeva la processione di vergini che, intonanti un apposito coro, portavano offerte al tempo di Iuno Regina sull’Aventino e una serie di sacrifici a Cerere, Proserpina e a volte anche ad Ade.
Si è ipotizzato che il rito di espiazione dell’ androgino aveva dunque origine centro-italiche, con influenze etrusche e greche.

sabato 6 agosto 2016

I Ligures hanno origine africana?

Ci capita molto spesso di parlare dei LIKU ovvero dei Ligus, o Ligures. Questa è la pagina Wikipedia che ne sintetizza alcune caratteristiche e cita vari autori antichi che ne parlano.
Una popolazione molto arcaica, presente in tutto il mediterraneo.
Si ipotizza che i Baschi siano un relitto di Ligures.
Quindi i Ligures non erano soltanto in Liguria.
Abbiamo toponimi di area Ligure presenti nel Lazio, come Luni o i Sabatini.

Da Wikipedia citiamo il passo:

"Il Periplo di Scilace, una descrizione delle coste del Mediterraneo e del Mar Nero datata tra il IV e il III secolo a.C., riporta la presenza dei Liguri mescolati agli Iberi tra i Pirenei e il fiume Rodano e dei "Liguri veri e propri" sulle coste tra il Rodano e il fiume Arno"

Per Strabone sono allevatori di cavalli assieme a Etiopi e Sciti. E forse li confonde coi LIBU o Libi.

Ed abbiamo tracce di Ligures fino a Cadice, dove nell'entroterra vi era un lago oggi prosciugato, il Lacus Ligustinus (Lago Ligure).
Abbiamo motivo di credere che anche gli Aquitanes fossero Ligures.
In pratica sono i popoli che hanno lasciato traccia di sé nelle grotte di Lascaux, e nei Balzi Rossi.
Vi erano Ligures in Sardegna e nelle Baleari.
Dal momento che si trova un 10% di corrispondenza tra lingua basca e lingue berbere del nordafrica abbiamo motivo di ipotizzare che i LIKU come i LIBU, i Libi della lista dei Popoli del Mare, provenissero in epoca remota dall'Africa.  Prima del terzo millennio a.c.

Proviamo ad immaginare i nomi reali di tribù Ligures che sono arrivati fino a noi, ed a strutturarli come fossero linguisticamente di ceppo africano.

Nome Latino, Nome Ligure ipotetico, Zona

ILVATES, ILWA, Elba,
INGAUNES, N'GAWUNA, La Spezia,
ILIENSES, ILWA, Gallura,
BALARES, BALWARA, Gallura,
BALEARES, BALWARA, Baleari,
INTIMILES, N'DIMILI, Ventimiglia,
TAVRINES, DAWARA, Torino,
SABATII, SAWATI o N'ZAWO, Savona, (Lacus Sabatinus = Lago di Bracciano ),
EVGANEI, N'GAWUNA, Colli Euganei - Treviso,
AQVITANES, HAKA WITA, Aquitania,
VASCONICES, WASAKA, Paesi Baschi,
AMBRONES, M'BARUNE, Varie tribù in Italia e Provenza,
LEPONTII, LIBU HUNTU, Alpi Lepontine - Canton Ticino - Lombardia
APVANES - ABWA - Alpi Apuane - La Spezia - Massa e Carrara
TIGVLLII - N'TIKULI - Liguria
SALLUVII - N'ZALUWI - Liguria
DECIATES - TIKIATI - Liguria
OXUBII - N'ZUWI o XUWI - Liguria
VAGIENNES - N'GWIENE - Bene Vagienna

Gli Antichi ci tramandano i nomi di alcuni capi Liku.
Cicno (KIKUNA?)
suo figlio Cupavone (KUBAWU?)
ed il capo Cunaro (KUNARU?)

Toponomastica della Tuscia, Gradoli

Da Wikipedia leggiamo sulla pagina che riguarda il paese di Gradoli, che si affaccia sul versante settentrionale del Lago di Bolsena, in antico il Lacus Tarquiniensis, che dovrebbe il suo nome ad una ripida scalinata (scala in latino è "GRADVS" da cui "gradino") che portava al Castello attorno al quale si sviluppa il paese.
Possibile, probabile. Però teniamo presente che Pannucci nel suo libro "Bisenzo", cita la zona come sede di una città di origine incerta, presente al tempo degli etruschi, che lui chiama Tiro. Ed aggiunge che Grotte di Castro deve il suo toponimo alla presenza sul territorio della necropoli della città.
Noi possiamo fare qualchd ipotesi ulteriore sul nome.
Ad esempio potremmo pensare ad un toponimo "fondiario", come per moltissime località italiane e del territorio dell'impero romano.
Mi veniva in mente un GRATVLII o GRATILII da un originario FVNDVS GRATILII o FORVM GRATILII, da un FVNDVS ossia un lotto di terra coltivabile conferito ad un veterano, un legionario, di nome Gratilio. Il nome Gratilio è presente indirettamente nell'Onomastica della Tuscia, infatti Gratiliano è il nome del Santo Patrono di Bassano Romano, un paese non lontano da Sutri.
Poi esiste una ulteriore ipotesi, che riguarda più da vicino gli etruschi. Ovvero che sia una deformazione di una parola etrusca.
La versione "etrusca" del nome più simile sarebbe CRATULI, che non ci dice nulla. Ma se sostituiamo la liquida "r" con "l" ossia lambdacizziamo, CLATULI potrebbe richiamare alla mente dei toponimi di area etrusco retica come CLEVSI (Chiusi) o CLAV'NA (Chiavenna ).
La radice CLAV- che non ci risulta attinente al latino CLAVIS, oppure la radice CLA (N) frequentissima nei toponimi etruschi, che indica filiazione (CLAN = figlio ), potrebbe darci CLAVTULI o CLAVTULE.
È una ipotesi da approfondire.

Ancora una piccola precisazione sulla "Autoctonia " ed una ipotesi sul nome Ardea

Quando sul nostro gruppo di discussione su Facebook si sfiora l'argomento "Origini degli Etruschi", è altamente probabile che tutto finisca in rissa. Magari non sarà una rissa da osteria, o con morti e feriti, ma poco ci manca.
Addirittura l'ultima volta che abbiamo riproposto la "Tesi Erodotea", riveduta in chiave di migrazione Caucasico Tirrenica, con il contributo importante di amici come Leonardo Gherardini, Alessandro Faggiani, Flavia Schiavoni, Paolo Melissi, Alberto Simoni, e Cecilia Marchese, oltre agli interventi del fondatore Fabrizio Baldi, c'è stato chi l'ha buttata in politica, definendo come una sorta di "traditori di patria" o "esterofili antinazionali" i sostenitori di questa teoria. Cosa ovviamente ridicola.
L'accusa che viene mossa parte già col piede sbagliato.
Chi muove critica feroce spesso ci dice che "gli Etruschi sono italici, e non provengono da altre parti".

Ovvio, e chi ha mai detto il contrario?

Gli Etruschi, il Popolo Etrusco, fondatore di Tarch'na, Caisra, Vei, Velche, Velz'na, Pherus'na, etc.. è assolutamente ed indiscutibilmente Italico.
Essi compaiono sulla scena della Storia d'Italia a partire dal XI sec. A.C.

Quello "che viene da fuori", semmai, è la componente dei Tirreni. Componente culturalmente e linguisticamente dominante, anche se l'aspetto linguistico va chiarito, ed è una componente. Non è il Popolo Etrusco. I Ras'na sono un prodotto italico, ed in questo senso sono "autoctoni". Nel senso che "auto" indica l'essersi formati nel luogo in cui qualche secolo prima era giunta una parte di loro. La costa davanti ai Monti della Tolfa, lungo la valle del Mignone. In un'area delimitata dal Tevere a sud (o dall'Arrone per delimitare più precisamente ) ed il Marta/LARTHE a nord. Da li intorno al X sec. A.C. si espandono in tutte le direzioni, privilegiando la direttrice settentrionale per cui fonderanno dalle primitive Tarch'na e Caisra gli abitati di Velche a nord, di Phlera, e Surina, fino a giungere ai domini dei Falischi. E proseguendo poi nell'entroterra fondando Velz'na, Clevsi, Pherus'na. A sud fondano Vei, e qui apriamo una parentesi.

 Abbiamo una ipotesi che accenniamo su Ardea dei Rutuli. Infatti Virgilio nell'Eneide ci parla di Re Turno dei Rutuli, come di un Etrusco. Allora abbiamo ipotizzato che Ardea possa essere una latinizzazione di un toponimo Etrusco ARNTHEA (L) o dal momento che gli abitanti sono detti Ardea-tini come i Rea-tini, forse potremmo proporre ARNTHEATHI dal nome proprio ARNTH, la cui radice ARN-  (diffusa negli idronimi, come Arno ed Arrone) sembra produrre in analogia a LAR- per mezzo della particella -TH di "agente attivo" il nome ARN-TH come "colui che fa ARN".

Tornando alla descrizione della espansione etrusca. Essi poi muovono verso sud fino al Cilento, ed alla costa adriatica in area Gargano Molisana (ce lo dice Pittau), e soprattutto, si muovono sempre più a nord, prima fondando varie città nella Pianura Padana, poi arrivano in Rezia, grossomodo Cantone Grigioni e Tirolo (la cui radice Tir- è molto sospetta) fino alle terre che oggi sono nella Baviera, Slovenia, e persino Ungheria (e questo spiegherebbe la minima presenza di corrispondenza tra alcuni sostantivi arcaici magiari e la lingua etrusca, che per Alinei,  a nostro avviso assolutamente fuori strada, è la base del moderno unghese).
Città come THVRICVM (Zurigo), HVTHINE (Udine, di cui abbiamo già parlato ), hanno toponimi interessanti, per quanto "ai confini del mondo etrusco".

Questo popolo, nasce da un incontro tra i Tursha, come li chiamano gli Egizi, quando li includono nella Lista dei Popoli del Mare, che seguendo il mito Virgiliano di Enea, approdano sulle coste Laziali, e seguendo il mito di Tar'ch o Tarconte, trasferiscono il loro sapere alle genti forse Ligures dei Monti della Tolfa.

E che siano Ligures, anche se Erodoto li chiama Umbri, ce lo fa sospettare qualche toponimo, come Luni sul Mignone, pretirrenica, oppure il fatto che i monti attorno al lago di Bracciano sono detti Sabatini, ed Anguillara è detta Sabazia. I Sabatii erano la tribù Ligure che da il nome a Savona tanto per intenderci.

Si incontrano, si scontrano. Si sovrappongono. Si mescolano e si fondono. Forse sono i montanari Tolfetani Villanoviani o Ligures che scendono alla costa vedendo dei villaggi di Tirreni. O forse i Tirreni, che muovono nell'entroterra li incontrano. Gli Etruschi nascono li. In quella fascia costiera.

Tra l'altro è interessante anche il toponimo Tolfa. Ha la radice TUL- che vuol dire confine in Etrusco. Forse ad indicare che quei monti furono il primo confine, tra Ligures e Tirreni.

Ma ribadiamolo. Da quel momento inizia, li, sotto la Tolfa, la Storia Etrusca. Prima erano Ligures o Villanoviani da una parte, Tirreni da un'altra. Che poi la parola Tirreno diventi per estensione Etrusco, è un'altra cosa. Così come nel medioevo per i Franchi della nascente nazione di Francia, gli italiani, le genti sotto le alpi erano Lombardi. Una componente diventa un modo semplificato di descrizione di un intero popolo.

Gli Etruschi nascono nella costa davanti ai Monti della Tolfa. La maggior parte di questa zona è nella provincia di Roma, una parte in provincia di Viterbo. Nel Lazio. In Italia.
Gli Etruschi sono Italici, "di madre" Ligure o Villanoviana, la componente è più materna, stanziale, agricola, e "padre" Tirrenico Anatolico o Caucasico, componente guerriera e migratoria.

Facciamo notare che paradossalmente popoli Italici più propriamente detti, sono totalmente allogeni. I Latini ed i Sabini ad esempio, sono molto meno "autoctoni" degli Etruschi. Infatti mentre gli Etruschi presentano almeno una loro componente di popolazione Villanoviana stanziale residente nella penisola da diverse migliaia di anni. E per i ligures l'area originaria spazia in tutta l'Europa meridionale, ne tratteremo in un apposito articolo, i Latini, i Sanniti, i Sabini, gli Oschi, sono Indoeuropei, quindi per intero provengono da molto più lontano dei Tirreni.

È curioso come ci si fissi sul pretendere gli etruschi presenti da sempre sul territorio nazionale e come questa cosa debba valere solo per loro.

Gli Etruschi sono Italici. Qui fondano le loro città. Qui creano l'alfabeto e strutturano la loro lingua. Qui creano la loro civiltà. E la loro Religione.

I Latini ad esempio molti dei loro Dei li mutuano da un Pantheon indoeuropeo comune, dove Urano è equivalente all'Indiano Varuna, che diventa Saturno Latino (anche se il teonimo è quasi certamente etrusco e legato alla città di Sutri vedremo come). Giove, Iovis, o Iuppiter (da Dius Pitar una forma arcaica indoeuropea per "Dio Padre") o Zeus per i greci è Dyaus Indiano. Eppure gli autoctonisti lo sanno e non si sognano di confutare questo.

Non si capisce il loro accanimento sulla paternità degli Etruschi.

Persino di un popolo che è il meno "autoctono" possibile, gli attuali abitanti degli Stati Uniti d'America, non abbiamo nulla da dire sul fatto che siano "genuinamente americani" e non britannici, o di altre etnie mondiali, se non di lontanissima origine.
Il tacchino o il Giorno del Ringraziamento o il Ketchup, i Mac Donald, pure se il fondatore è di origine scozzese, sono Americani, non ci sogneremmo mai di associarli all'Europa o all'Inghilterra.

venerdì 5 agosto 2016

Toponomastica etrusca nel comune di Marta. La Via Laertina.

Veduta di Marta dal Pontile del Borgo dei Pescatori  (foto originale da retemeteo.altervista.org)


Marta è un comune di circa 3000 abitanti sito in prossimità dell'emissario omonimo del Lago di Bolsena alla sua sponda meridionale.
Come tutti i luoghi attorno al lago abbonda di aneddoti, leggende, storie. 
Uno tra tutti vuole legarsi alla sua fondazione. 
In prossimità del borgo dei Pescatori, evidenziata da una piccola targa in ceramica al Civico 106 della Via Amalasunta, c'è la "Casa di Tomao", che la leggenda vuole sia il primo abitante di Marta, che ebbe l'onore di traghettare con la sua imbarcazione, proprio la regina Amalasunta moglie di Teodorico, intorno al 500 d.c. La traghettò su una barca di pes atore, la stessa tipologia presumiamo che i pescatori del Lago utilizzano da 3000 anni, a base piatta di forma triangolare leggermente convessa. Già attestata nelle urne cinerarie di Bisenzio.
Mio suocero che era un Martano doc, raccontava una versione interessante della Fondazione del borgo. Tramandatagli dai genitori e risalente alla notte dei tempi.
Secondo questa versione Marta sarebbe stata fondata nel'anno 1000 d.c. da un fantomatico Re o Signore di Chiusi. E la prima casa sarebbe stata quella di Tomao appunto.
Il fatto è che però intorno all'anno 1000 d.c. non ci risultano Signorie, o Regni di Chiusi, tutt'al più il Ducato di Tuscia, e di Spoleto. E la "casa di Tomao" c'era già nel 500 d.c., magari poteva essere un capanno isolato nei pressi della spiaggia, ma è possibile fosse invece inclusa nel sito abitato.


Quel "Re di Chiusi " di cui parlava mio suocero ci fa tanto pensare a Porsenna (secondo G.M. Facchetti ne "l'Enigma svelato della Lingua Etrusca" sarebbe tale Lars Porsethnas) . Tra l'altro nella Tuscia ci sono diversi luoghi che vedono la mitica fondazione ad opera di questo Re, e pure la parola Re per identificare un capo di Stato di una Nazione etrusca non sappiamo quanto sia appropriata, dal momento che ci risulta un complesso sistema elettivo e di nomine di pubblici funzionari. Un altro luogo il cui nome stesso viene riferito a Porsenna è Proceno.

Ovviamente se Marta la fonda questo Re di Chiusi, la sua nascita sarebbe da retrodatare di circa 1600 anni, al VI sec. A.C.

Ma in base a quanto ci disse un amico iscritto al gruppo tempo fa, che se ben ricordo faceva di cognome Fioretti ed era della vicina Tuscania, Marta è un idronimo, che diventa poi per estensione nome dell'abitato che sorge a breve distanza dall'emissario Fiume Marta, il quale segue un percorso abbastanza rettilineo per sfociare presso Tarquinia Tarchna.
Questo Fiume, come prassi presso gli etruschi e non solo (si pensi al mondo Celtico ), venne personificato e deificato.
Fioretti ci parla di un idronimo LARTHE.
E se le cose stanno così, abbiamo una interessante serie di considerazioni da fare.

Primis.
La via principale di Marta, quella fettuccia rettilinea di un paio di km circa di lunghezza, che dirama dalla Provinciale Verentana, attraversa il fiume, e finisce su Piazza Umberto I davanti al Palazzo Farnese e Palazzo Comunale, si chiama Via LAERTINA.
Sappiamo per certo che LAERTIS ovvero Laerte in italiano, è la versione latina proprio di LARTH, diffuso nome etrusco di persona.
L'idronimo LARTHE da cui per "mitacismo" si avrebbe Marta, è una declinazione forse dialettale del nome, o una versione in toponimo, come ad esempio Alessandria da Alessandro.
Allora è logico dedurre che la Laertina prenderebbe il nome dal fatto che tale Via congiunge l'abitato al fiume.
Non abbiamo informazioni in merito alla storia di questa strada. Nè ne abbiamo sul ponte. Ma varrebbe la pena approfondire.

Secundis. 
Se Marta deriva da LARTHE, si avrebbe una suggestiva regola di produzione topo-onomastica per cui si spiegherebbe una associazione diretta tra il nome del Dio etrusco della guerra LARAN e quello romano MARS (Marte).
Infatti applicando proprio il mitacismo ad una delle forme del nome LARTH (alcune delle quali sono LARIS, LARS) ossia LARS otteniamo L(ARS) => M (ARS) ossia pari pari la versione latina.
Ma il nome del Dio etrusco è LAR-AN. Questo non cambia di molto le cose, forse il suffisso -AN è una forma che teonimizza, come l'analogo TUR-AN.

Tertiis.
La radice LAR che volge in varie declinazioni, LAR-AN, LAR-TH, LAR-S, LAR-IS, ci induce a pensare, visti gli attributi della divinità, che la radice LAR (*) in etrusco, possa significare "Guerra". E quindi la versione verbale ipotetica LAR stia per "Combattere".
Faccio notare a margine che la forma indoeuropea da cui l'inglese War non è lontanissima da LAR (*).
In più, come potete facilmente verificare dalla pagina Wikipedia sulla Lingua Etrusca, in analogia con la parola Pretore, Giudice, ZIL-A-TH, da ZIL giustizia, ossia "colui che fa 'Giustizia' ", LAR-(A?)-TH segue analoga regola di produzione (participio presente attivo, da cui un 'nome agente') darebbe "colui che fa 'Guerra' ", in altre parole il nome proprio LARTH significherebbe Guerriero.

G.C.

giovedì 4 agosto 2016

Il nome dei Shardana

guardando alla leggenda della nascita di Sargon chiamato Sarru-kin (da cui è stato copiato il mito di Mose) ho estratto:
šarrukīn (LUGAL.GI.NA) šarru (LUGAL) dan-nu šar (LUGAL) a-ga-dèki a-na-ku
si legge chiaramente šarru dan-nu che vuol dire potente re..
a me ricorda il nome dei Shardana che a suo tempo dicevo derivasse da sardiya che, in nesili, vuol dire rinforzo militare e simili.
Indagando nei termini della lingua assira (akkadiko) ho trovato la parola dananu riferito al rinforzo, forza potenza militare.
Associato alla parola šarru darebbe origine a šarru dananu ovvero esercito del re o meglio guardia reale.
questo si sposa bene con la teoria che erano degli abili combattenti e dei mercenari nulla a che vedere con gli Anatolici Rasena, Ittiti,Hatti , Carii ecc che erano portatori di una grandiosa cultura..
Forse davvero potevano essere di etnia akkadica o indoeuropei al soldo dei re Sumeri...
Parliamo del III-II millennio....

Commenti
Alberto Simoni
Alberto Simoni potrebbero essere di ethnos indoeuropeo però chiamati con esonimo di origine akkadica da te indicato.
Emrys Wledig Alaksandu
Emrys Wledig Alaksandu le raffigurazioni di Medinet Habu mi inducono a pensare che siano di origine orientale..quegli orecchini la barbetta tipica di genti dell'area Siriana...
non erano portatori di tutta sta grande civiltà come alcuni vogliono far credere ma sicuramente erano schiavi o mercenari dediti alla guerra
Emrys Wledig Alaksandu
Emrys Wledig Alaksandu Šarru kin è conosciuto anche come Šarru kinu(il re vero) e Šarru danu potrebbe essere equivalente a Šarru dan (re potente)..
quindi presumo che šarru dananu sia equivalente a šarru danan..
Ammetto di non sapere la -u finale cosa voglia indicare...
Emrys Wledig Alaksandu
Emrys Wledig Alaksandu inoltre noto che elmi cornuti, come quelli indossati dai Shardana, appartengono gia da tempo ai minoici (5000-1500 a.C.)..
potrebbero avere a che fare anche con l'esercito minoico?
Corinna Pieri
Corinna Pieri Sono convinta che una grande civiltà come lo è stato la Minoica, che ha navigato commerciando e dominando il mediterraneo dal 5000 al 1600 a.C., abbia influenzato molto i popoli che transitavano per mare.